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	<title>sardinian museum Archivi - Museo Nivola</title>
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	<title>sardinian museum Archivi - Museo Nivola</title>
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		<title>Hannah Levy &#124; Blue Blooded – Sangue blu</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin_museo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 23:30:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Hannah Levy Blue Blooded – Sangue blu A cura di Giuliana Altea, Antonella Camarda, Luca Cheri Museo Nivola, Orani (NU) Inaugurazione 28 marzo, ore 11:30 28 marzo – 12 luglio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b><i>Hannah Levy<br />
Blue Blooded – Sangue blu<br />
</i></b>A cura di Giuliana Altea, Antonella Camarda, Luca Cheri</p>
<p>Museo Nivola, Orani (NU)<br />
Inaugurazione 28 marzo, ore 11:30<br />
28 marzo – 12 luglio 2026</p>
<p>Il Museo Nivola presenta <strong><i>Blue Blooded – Sangue blu</i></strong>, la prima mostra personale in Italia di <strong>Hannah Levy</strong>, che inaugura sabato 28 marzo 2026 alle ore 11:30. A cura di Giuliana Altea, Antonella Camarda e Luca Cheri, la mostra riunisce un gruppo di nuove sculture ispirate al granchio a ferro di cavallo, o limulo: un artropode marino dall’aspetto inquietante che è sopravvissuto per centinaia di milioni di anni e il cui sangue blu è oggi ampiamente utilizzato per garantire la sicurezza di vaccini e dispositivi medici.</p>
<p>Le sculture di Levy combinano metallo lucidato con silicone e vetro traslucido, generando forme sinuose che – mentre richiamano un immaginario di matrice surrealista – evocano animali, insetti e morfologie organiche, alludendo al tempo stesso con discrezione all’eleganza dell’Art Nouveau e del design modernista. Inserendosi in una genealogia che include artiste e artisti come Meret Oppenheim, Louise Bourgeois e Robert Gober, Levy fonde estetiche industriali e immagini naturali per suggerire presenze al contempo seducenti e perturbanti.</p>
<p>Opera centrale della mostra è una grande struttura tentacolare in acciaio inox e silicone, che ricorda una leggera tettoia sostenuta da gambe lunghe e sottili. Le sue proporzioni riecheggiano quelle dello spazio museale e la sua silhouette suggerisce insieme un riparo balneare e uno scheletro fossilizzato esposto in un museo di storia naturale. Il rivestimento teso, simile a un guscio spinoso, e le gambe ispirate alla morfologia del granchio a ferro di cavallo danno vita a un organismo architettonico che abita la navata come una presenza sospesa tra rifugio e reliquia.</p>
<p>Accanto a questa installazione, delle sculture in vetro sono sostenute da artigli metallici appuntiti. Queste forme appaiono come corpi in tensione, colti a metà strada tra lo stato fluido e lo stato solido. Una forma vitrea, simile a un guscio, si distende su supporti delicati, come un animale che si acclimata trovando rifugio in una nuova dimora. Il vetro in queste opere esiste come traccia di un’azione passata: il momento della sua trasformazione allo stato fuso sotto la pressione dell’acciaio inox, congelato nel tempo.</p>
<p>Un’altra opera consiste in una serie di gusci di alluminio fusi a partire dall’esterno spinoso del granchio a ferro di cavallo, con lunghe code scultoree esagerate e imponenti. Il guscio capovolto di una di queste creature aliene è riempito di vetro colato blu, a rivelare l’anatomia del ventre del crostaceo. Realizzati attraverso il tradizionale procedimento della fusione a cera persa, questi oggetti combinano diverse antiche pratiche artigianali con un immaginario vagamente preistorico. Sulle pareti sono installati elementi in acciaio inox simili a chele, come applique dalle forme organiche: ogni coppia di artigli afferra una sfera irregolare di vetro soffiato blu, conferendo all’insieme una sensualità ambigua e lievemente inquietante.</p>
<p>In mostra, il granchio a ferro di cavallo funziona come fulcro ideale: una presenza che orienta ogni opera, anche quando non è immediatamente riconoscibile.</p>
<p>Al tempo stesso arcaico e sorprendentemente contemporaneo, il granchio a ferro di cavallo è affascinante tanto sul piano visivo quanto su quello simbolico. Spesso descritto come un “fossile vivente”, è rimasto quasi invariato dall’era Triassica e porta nel proprio corpo l’impronta della Preistoria. Il suo sangue di un blu vivido contiene il Limulus Amebocyte Lysate (LAL), una sostanza essenziale per rilevare contaminazioni batteriche nei prodotti farmaceutici. Ogni anno migliaia di esemplari vengono catturati, dissanguati e restituiti al mare in un processo che ha sollevato crescenti preoccupazioni etiche e ambientali. Pur essendo ancora fondamentale per la medicina negli Stati Uniti (nell’Unione Europea un sostituto sintetico è approvato dal 2020), questa pratica solleva interrogativi urgenti sui limiti morali dello sfruttamento delle risorse naturali e sulla responsabilità umana verso le specie da cui dipende la nostra sopravvivenza.</p>
<p>Il progetto è stato sviluppato in dialogo diretto con lo spazio espositivo del museo – l’ex lavatoio di Orani – e con la figura di Costantino Nivola. La lunga e stretta navata, il tetto a capanna con travi a vista simili a costole e la forte identità architettonica dell’edificio sono diventati il punto di partenza della mostra. Durante la ricerca, Levy ha scoperto una straordinaria connessione con Nivola: è venuta a sapere che lo scultore sperimentò per la prima volta la sua celebre tecnica del sandcasting giocando con i figli sulla spiaggia di Springs, a Long Island. Lungo quella stessa costa Levy ha raccolto numerosi esemplari di granchio a ferro di cavallo che costituiscono la matrice concettuale della mostra.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Come Nivola, Levy esplora il confine tra arte e architettura e concepisce la scultura come esperienza spaziale e pubblica. Il volume rettangolare e la chiarezza strutturale dello spazio offrono un contrappunto alle linee curve e pulsanti delle sculture. In questo ambiente essenziale, le opere sono disposte come presenze viventi che mettono in tensione rigidità e morbidezza, naturale e artificiale, facendo dell’architettura una cassa di risonanza per le questioni etiche e le impressioni sensoriali generate dalla mostra.</p>
<p><i>Blue Blooded – Sangue blu</i> rivela la capacità di Hannah Levy di costruire universi scultorei in cui tecnologia e natura si intrecciano. La mostra propone una riflessione sulla fragilità dei sistemi che sostengono la vita contemporanea e sulla necessità di ripensare il nostro rapporto con il mondo vivente.</p>
<p><b>Biografia<br />
</b>Hannah Levy (nata nel 1991 a New York, dove vive e lavora) realizza sculture e installazioni che indagano le relazioni tra corpo, desiderio e materialità. Il suo lavoro combina materiali industriali – in particolare il metallo lucidato – con elementi come silicone e vetro per creare forme che evocano anatomie animali e vegetali, così come oggetti di design. Ha partecipato alla 59ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, <i>Il latte dei sogni</i> (2022), ed ha esposto presso importanti istituzioni e gallerie internazionali. Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private e sono state presentate in numerose mostre personali e collettive.</p>
<p><i>Blue Blooded – Sangue blu</i> è la sua prima mostra personale in un’istituzione italiana.</p>
<p>Sponsor istituzionali: Regione Autonoma della Sardegna, Comune di Orani<br />
Principale sostenitore: Fondazione di Sardegna<br />
Si ringrazia: MASSIMODECARLO<br />
Catalogo: Allemandi<br />
Realizzazione allestimento: Artigianato e Design di Pietro Fois<br />
Grafica: Heart Studio<br />
Stampa: Bioazione di Fabio Milia</p>
<p>Ufficio stampa: Sara Zolla | +39 346 8457982 | <a href="mailto:press@sarazolla.com">press@sarazolla.com</a><span class="Apple-converted-space"></p>
<p>Immagine di copertina: Hannah Levy, <em>Untitled</em>, 2025, Acciaio inossidabile e vetro, 78.7 × 93.9 × 40.6 cm. Courtesy dell’artista e MASSIMODECARLO. Foto di Adam Reich.<br />
</span></p>
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		<title>Mona Hatoum. Behind the Seen</title>
		<link>https://museonivola.it/mostra-evento/mona-hatoum-behind-the-seen/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin_museo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Oct 2025 18:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[art]]></category>
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<p><strong>Mona Hatoum. </strong><em><strong>Behind the Seen<br /></strong></em>a cura di Giuliana Altea, Antonella Camarda, Luca Cheri</p>
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<p><strong>Museo Nivola, </strong><strong>4 ottobre 2025 – 2 marzo 2026<br /></strong><strong>Inaugurazione </strong><strong>4 ottobre ore 18</strong></p>
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<p>La Fondazione e Museo Nivola è lieta di presentare <strong><em>Behind the Seen</em></strong>, una mostra personale dell’artista <strong>Mona Hatoum</strong>, esito di una residenza svolta a Orani nel corso della quale Hatoum ha esplorato il territorio della Sardegna, approfondendo il contatto con le culture locali e le pratiche artigianali dell’isola.</p>
<p>Curata da Giuliana Altea, Antonella Camarda e Luca Cheri, la mostra propone <strong>un itinerario tra opere storiche e molte nuove produzioni</strong>, alcune delle quali realizzate grazie alla collaborazione con artigiani locali. <em>Behind the Seen </em>riflette sul rapporto tra corpo, materia e territorio, tra ciò che è visibile e ciò che resta nascosto.</p>
<p>Attraverso un linguaggio che fonde minimalismo formale e tensione politica, Hatoum mette in discussione le modalità con cui lo spazio è normato, sorvegliato, colonizzato. Il suo lavoro non propone soluzioni, ma costruisce ambienti di esperienza e sospensione, in cui lo spettatore è chiamato a riposizionarsi continuamente, a negoziare il proprio punto di vista, a “vedere” ciò che resta dietro la scena.</p>
<p>In questo senso, le sue opere agiscono come zone critiche della percezione, in cui il gesto artistico diventa strumento di scavo, decostruzione e disvelamento.<br />Il titolo della mostra gioca infatti sul doppio senso tra <em>seen</em> (visto) e <em>scene</em> (scena), suggerendo uno sguardo dietro le apparenze, verso gli spazi nascosti dell’esperienza umana: la memoria, il trauma e il desiderio di resistenza.</p>
<p>Attraverso opere che uniscono la ricerca formale a una profonda riflessione politica, <em>Behind the Seen</em> mette in discussione le strutture di potere che regolano il nostro modo di vedere e abitare il mondo, rivelando ciò che spesso è occultato dietro l’apparenza.</p>
<p>L’opera di Mona Hatoum si articola attorno a una serie di tensioni fondamentali: interno ed esterno, visibile e invisibile, attrazione e repulsione, controllo e vulnerabilità. Fin dagli esordi, la sua pratica si è configurata come un dispositivo critico capace di mettere in crisi la neutralità degli spazi, degli oggetti e delle forme, mostrando come ogni superficie possa nascondere una soglia di ambiguità o una zona di conflitto.</p>
<p>La dimensione del corpo &#8211; non solo come organismo fisico ma come entità politica e affettiva &#8211; è centrale nel suo lavoro. I primi interventi performativi degli anni Ottanta esplorano direttamente la relazione tra corpo femminile, spazio urbano e dispositivi di sorveglianza. In seguito, il corpo scompare dalla scena, lasciando il posto a tracce, impronte o oggetti simbolici del confinamento: gabbie, letti, reti e schermi ospedalieri diventano metafore spaziali della sua assenza-presenza, evocando una soggettività vulnerabile, esposta al controllo.</p>
<p>Il tema del controllo attraversa la ricerca di Hatoum per mezzo di strutture minimali che incorporano materiali allusivi e carichi di minaccia: il filo spinato, il ferro, il vetro, l’acciaio. Oggetti domestici &#8211; letti, sedie, utensili &#8211; vengono destabilizzati, trasformati in strumenti di contenimento o aggressione. Questa domesticità perturbata suggerisce che anche gli spazi dell’intimità possono essere attraversati da dinamiche di potere, coercizione e disciplina.</p>
<p>La sua esperienza personale &#8211; nata a Beirut da una famiglia palestinese, non è potuta tornare a casa a causa della guerra &#8211; informa una poetica della dislocazione che si manifesta non tanto in termini narrativi, quanto spaziali e percettivi. Il territorio è spesso evocato da forme frammentate, cartografie impossibili o percorsi pieni di ostacoli. L’opera <em>Twelve Windows</em> (2012–2013), ne è un esempio emblematico: realizzata in collaborazione con le artigiane dell’associazione libanese Inaash, presenta dodici pannelli di ricamo palestinese tradizionale sospesi nello spazio su cavi rossi per il bucato. L’installazione crea un ambiente attraversato da barriere visive e fisiche, evocando il tema della diaspora e dell’identità in esilio.</p>
<p>Questa topografia dell’instabilità si ritrova anche in opere come <em>Divide</em> (2025), un paravento ospedaliero trasformato in pericolosa barriera attraverso l’uso del filo spinato, o in <em>Mirror</em> (2025), una struttura reticolare priva di ogni funzione riflettente, che restituisce allo spettatore non la propria immagine, ma l’opacità del limite.</p>
<p><em>Untitled (red velvet)</em> (1996) presenta un frammento di velluto rosso su cui è tracciato un disegno che ricorda un intestino o i lobi di un cervello: un motivo ricorrente nel lavoro dell’artista, che esplora la vulnerabilità del corpo e il sottile confine tra attrazione e repulsione.</p>
<p>La grande <em>Untitled (bed springs) I</em> (2018) è una litografia ottenuta stampando direttamente delle molle da letto industriali sulla pietra litografica. Il risultato è un’immagine negativa, simile a una radiografia, in cui la geometria regolare della griglia si deforma in una composizione biomorfica, suggerendo una tensione tra struttura e abbandono.</p>
<p>A questo nucleo si uniscono le opere realizzate appositamente per la mostra durante la residenza al Museo Nivola. Tra queste è la serie di gabbie per uccelli in ceramica, realizzate con il laboratorio artigiano Terrapintada, in cui ritorna uno dei motivi strutturali ricorrenti nell’opera di Hatoum: la griglia come forma di contenimento, confinamento e controllo, in cui l’uso della ceramica &#8211; materiale fragile, legato alla tradizione decorativa &#8211; introduce una tensione visiva e simbolica.</p>
<p>Sempre in ceramica sono le forme di <em>Gathering</em>, simili a blocchi di terra pressata che richiamano paesaggi desolati, sui quali l’artista ha conficcato dei vecchi chiodi ossidati, come piccole figure umane raggruppate in comunità frammentarie. Le sagome allungate e le superfici scabre dei chiodi evocano le sculture postbelliche di Giacometti, artista con cui Hatoum ha instaurato un dialogo a distanza in una mostra attualmente al Barbican di Londra.</p>
<p>Sospese nello spazio, <em>Shooting Stars I e II</em> appaiono come geometrie esplose. I raggi metallici convergono in un centro denso e traumatico, evocando sia un corpo celeste che un ordigno detonante. Realizzata in collaborazione con il fabbro Emanuele Ziranu, l’opera unisce precisione tecnica e brutalità visiva. Le strutture irradiano forza ma anche instabilità, e la loro presenza nello spazio &#8211; appesa, fluttuante, pericolosa &#8211; agisce come punto di tensione percettiva.</p>
<p>Utilizzando una tecnica tradizionale unica della Sardegna, la tessitrice Mariantonia Urru ha realizzato il tappeto intitolato <em>Eye Spy</em>. L’apparente disegno casuale è in realtà la traduzione di un’immagine pixelata, ricavata da una registrazione digitale di un drone &#8211; una veduta aerea di una folla &#8211; trasformata in una superficie morbida e tattile. La lana, materiale caldo e familiare, si fa paradossalmente veicolo di una visione fredda e distaccata, tipica delle tecnologie militari o di controllo urbano. Il risultato è un tappeto che non accoglie, ma inquieta: un dispositivo visivo camuffato da oggetto domestico, che interroga la nostra relazione con la privacy, la vulnerabilità e lo sguardo del potere.</p>
<p>Molti dei temi che caratterizzano l’opera di Hatoum convergono nell’installazione che che dà il titolo alla mostra, <em>Behind the Seen</em>, un assemblaggio di oggetti quotidiani, disposti nello spazio con apparente casualità ma carichi di implicazioni di senso. Un letto, uno scolapasta irto di punte come una bomba chiodata, un groviglio di fili metallici, una sedia sbilenca, un peluche rovesciato sotto un tavolo, un pallone da calcio scucito: ogni elemento evoca una scena, un vissuto interrotto. Il titolo stesso suggerisce un doppio fondo: ciò che si mostra e ciò che resta celato, rimosso, invisibile. È una topografia dell’inconscio domestico, un interno scomposto che interroga la nostra relazione con lo spazio abitato, il trauma e la memoria.</p>
<p><strong>Biografia </strong></p>
<p>L’opera poetica e politica di Mona Hatoum si realizza attraverso una gamma ampia e spesso non convenzionale di media, tra cui performance, video, fotografia, scultura, installazione e opere su carta. Il suo lavoro affronta temi legati allo sradicamento, alla marginalizzazione, all’esclusione e ai sistemi di controllo sociale e politico. Nata a Beirut, in Libano, da una famiglia palestinese, Hatoum vive a Londra dal 1975, quando lo scoppio della guerra civile libanese le impedì di fare ritorno nel suo paese. Ha studiato alla Byam Shaw School of Art (1975–1979) e successivamente alla Slade School of Fine Art di Londra (1979–1981).</p>
<p>Hatoum ha partecipato a numerose esposizioni internazionali, tra cui la Biennale di Venezia (1995 e 2005), la Biennale di Istanbul (1995 e 2011), Documenta a Kassel (2002 e 2017), la Biennale di Sydney (2006), la Biennale di Sharjah (2007 e 2023) e la Biennale di Mosca di Arte Contemporanea (2013).</p>
<p>Tra le sue mostre personali più significative si ricordano la grande retrospettiva organizzata dal Centre Pompidou di Parigi (2015), che ha viaggiato alla Tate Modern di Londra e al KIASMA di Helsinki (2016), e un’ampia personale negli Stati Uniti, promossa dalla Menil Collection di Houston (2017) e successivamente presentata alla Pulitzer Arts Foundation di St. Louis (2018).</p>
<p>Nel settembre 2022, tre mostre personali si sono svolte simultaneamente in tre istituzioni berlinesi: il Neuer Berliner Kunstverein (n.b.k.), il Georg Kolbe Museum e il KINDL &#8211; Centre for Contemporary Art. La sua più recente grande personale è stata allestita presso il KAdE di Amersfoort tra gennaio e marzo 2025. Nello stesso anno, le sue opere sono state messe in dialogo con quelle di Giacometti nella mostra <em>Encounters: Giacometti x Mona Hatoum</em> al Barbican di Londra.</p>
<p>Tra i principali riconoscimenti ricevuti: il Premio Joan Miró (2011), il 10° Hiroshima Art Prize (2017), il prestigioso Praemium Imperiale per la scultura (2019), assegnato dalla Japan Art Association per l’intera carriera, e il Premio Julio González 2020, conferito dall’Institut Valencià d’Art Modern &#8211; IVAM di Valencia.</p>
<p>INFO<br /><strong>Mona Hatoum. </strong><strong><em>Behind the Seen<br /></em></strong>A cura di Giuliana Altea, Antonella Camarda, Luca Cheri</p>
<p>Museo Nivola, Orani (NU) 4 ottobre 2025 – 2 marzo 2026<br />Inaugurazione 4 ottobre ore 18</p>
<p>Sponsor istituzionali<br />Regione Autonoma della Sardegna, Comune di Orani</p>
<p>Principale sostenitore<br />Fondazione di Sardegna</p>
<p>Si ringraziano</p>
<p>White Cube Gallery, London</p>
<p>Catalogo: Allemandi</p>
<p>Coordinamento locale e assistenza alla produzione: Marco Loi</p>
<p>Laboratori artigiani:<br />Terrapintada, Bitti<br />Mariantonia Urru, Samugheo<br />Emanuele Ziranu, Orani</p>
<p>Realizzazione allestimento<br />Artigianato e Design di Pietro Fois</p>
<p>Stampa<br />Bioazione di Fabio Milia</p>
<p>Sede<br />Museo Nivola<br />Via Gonare 2 08026 Orani (NU)</p>
<p>Info accessibilità e gratuità:<a href="https://csac.musvc3.net/e/tr?q=A%3dLWSeM%26G%3dO%26L%3dHdOb%264%3daOfGZ%26G%3dF9OBQ_7vox_Hf_Dyhu_Nn_7vox_Gk9S80ALxQAJp.DF_Pfxl_ZUQ5QxOw_Pfxl_ZU%269%3d9S8Qya.30F%26G8%3dVQcNe%269p6wFQ%3dGeNcOdVgObOfHc%264%3deu0OApAUBGV2aK0VZG8QeFWMftay0s6VhqA1gIXQhM9UZpWMBLVRZG0ybp01dGYR&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://csac.musvc3.net/e/tr?q%3DA%253dLWSeM%2526G%253dO%2526L%253dHdOb%25264%253daOfGZ%2526G%253dF9OBQ_7vox_Hf_Dyhu_Nn_7vox_Gk9S80ALxQAJp.DF_Pfxl_ZUQ5QxOw_Pfxl_ZU%25269%253d9S8Qya.30F%2526G8%253dVQcNe%25269p6wFQ%253dGeNcOdVgObOfHc%25264%253deu0OApAUBGV2aK0VZG8QeFWMftay0s6VhqA1gIXQhM9UZpWMBLVRZG0ybp01dGYR%26mupckp%3DmupAtu4m8OiX0wt&amp;source=gmail&amp;ust=1757493983549000&amp;usg=AOvVaw2vhdxnZoAIrrUk_vsZxBoX"> https://museonivola.it/visita/</a></p>
<p>Ufficio Stampa<br />Sara Zolla | +39 346 8457982 | <a href="https://csac.musvc3.net/e/tr?q=7%3dKXIaL%26H%3dE%26H%3dGeEX%263%3dbEbFa%267%3dGoExN3_Ncwd_YMJ6A5M_6wet_Hf5567BIzHm.73I%26p%3dG9O87G.JqN%26wO%3dCYIeL%26N7%3dXLVIfKdMfIWLYJ%26B%3dNfKUo5o7m7C8LeK7MAqZq8n5J7CbtaH8K9GVEcrYHdLZNYo7KdJYGZE5rbL9HeFcJ0H5&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://csac.musvc3.net/e/tr?q%3D7%253dKXIaL%2526H%253dE%2526H%253dGeEX%25263%253dbEbFa%25267%253dGoExN3_Ncwd_YMJ6A5M_6wet_Hf5567BIzHm.73I%2526p%253dG9O87G.JqN%2526wO%253dCYIeL%2526N7%253dXLVIfKdMfIWLYJ%2526B%253dNfKUo5o7m7C8LeK7MAqZq8n5J7CbtaH8K9GVEcrYHdLZNYo7KdJYGZE5rbL9HeFcJ0H5%26mupckp%3DmupAtu4m8OiX0wt&amp;source=gmail&amp;ust=1757493983549000&amp;usg=AOvVaw33cKyesPpCelD0bgKWBbwk">press@sarazolla.com</a></p>
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		<title>On the Edge of the Eyelid</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Sep 2025 11:00:00 +0000</pubDate>
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				<div class="et_pb_text_inner"><strong>On the Edge of the Eyelid</strong></p>
<p>Opere di <strong>Fabio Barile</strong>,<strong> Ezio D’Agostino</strong>,<strong> Luca Spano</strong><br />
A cura di <strong>Giangavino Pazzola</strong></p>
<p><strong>Museo Nivola &#8211; 20 settembre – 16 novembre 2025</strong><br />
Inaugurazione: sabato 20 settembre, ore 11.00</p>
<p>La <strong>Fondazione Costantino Nivola</strong> è lieta di presentare la mostra<strong> On the Edge of the Eyelid</strong>, un progetto installativo-fotografico che esplora i confini tra ricerca artistica e indagine scientifica, con particolare riferimento allo studio della Materia ed Energia Oscura.<br />
La mostra, realizzata con il sostegno di <strong>Strategia Fotografia 2024</strong>, promossa dalla <strong>Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura</strong>, raccoglie tre inediti progetti realizzati da <strong>Fabio Barile</strong> (Barletta, 1980), <strong>Ezio D’Agostino</strong> (Vibo Valentia, 1979) e <strong>Luca Spano</strong> (Cagliari, 1982).<br />
Gli artisti hanno partecipato a un programma di residenze di ricerca che li ha messi in dialogo con scienziati e ricercatori di istituzioni d’eccellenza, tra cui il Gran Sasso Science Institute (L’Aquila), il Dipartimento di Fisica dell’Università di Cagliari, l’INFN – Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, l’Associazione Ideas di Cagliari, nonché i siti di Sos Enattos (Lula), individuato per la futura realizzazione dell’Einstein Telescope, e il Sardinia Radio Telescope (San Basilio, CA).</p>
<p><strong>I progetti</strong><br />
<strong>Fabio Barile</strong>, nell’installazione fotografica, propone tre diversi tentativi di rappresentazione dell’invisibile, mediati da esperienze dirette che alterano e trasformano il processo stesso della visione, rendendolo inevitabilmente fallimentare. L’osservazione degli strumenti di lavoro della fisica e della fotografia – e, più in generale, della conoscenza – lo conduce a registrare gli esiti di un’ironica sfida intellettuale alla decostruzione dei saperi: il banco ottico dell’artista viene smontato e rimontato, generando una sequenza potenzialmente infinita di strumenti precari e inservibili. Una serie di fotogrammi riflette inoltre sull’atto del guardare attraverso “qualcosa”, deformando lo spazio fisico e amplificando la percezione.<br />
Completa l’installazione una sequenza di immagini di mani che indicano un oggetto sempre esterno alla scena, destinato a restare ignoto.</p>
<p><strong>Ezio D’Agostino</strong> riflette sul divario di linguaggio visivo tra fotografia e ricerca scientifica, entrambe animate dal desiderio di dare forma visibile ai fenomeni e, al tempo stesso, esposte al ruolo imprevedibile del caso. Dopo una meticolosa ricognizione delle modalità di visualizzazione presenti nella letteratura scientifica, l’artista sperimenta in camera oscura, scegliendo però condizioni anomale e poco controllabili: lavora in presenza di luce diffusa, inserisce cristalli nel corpo macchina e sollecita il materiale fotosensibile con reazioni di energia inattese. Gli esiti, che evocano la fotografia sperimentale italiana degli anni Trenta e le atmosfere surrealiste, mettono alla prova la materia fotografica nel tentativo di eludere o tradire le aspettative della ricerca.</p>
<p><strong>Luca Spano</strong> presenta due serie di lavori che assemblano materiali diversi – carta fotografica, vetro inciso al laser, metallo – e documentano la traccia di fenomeni invisibili. Prendendo spunto dall’esperimento CYGNO, un progetto del GSSI dedicato allo sviluppo di una camera a proiezione temporale di altissima precisione (TPC) per la registrazione di eventi rari, l’artista costruisce un immaginario visivo ancora assente anche in ambito scientifico. Le sue installazioni interrogano l’inadeguatezza di ogni forma di conoscenza, avanzando ipotesi enigmatiche di rappresentazione del reale e mettendo in relazione immagine e testo come strumenti di indagine complementari.</p>
<p><strong>BIO ARTISTI</strong></p>
<p><strong>Fabio Barile</strong> (Barletta, 1980), vive e lavora a Roma. Si diploma in fotografia alla Fondazione Studio Marangoni di Firenze e, nello stesso anno, espone al MAXXI di Roma come finalista al premio “Atlante Italiano 007”, promosso dalla Direzione generale per l’architettura e l’arte contemporanea (2007). Pubblica Among nella collana “Visions and Documents” di Documentary Platform, progetto sull’erosione costiera che apre un’indagine sui processi naturali del paesaggio ancora presente nel suo lavoro, presentando le opere in mostre collettive al Centre d’art Nei Liicht (LUX) e Athens Photo Festival (GR) (2009).<br />
Espone An Investigation of the Laws Observable in the Composition, Dissolution and Restoration of Land, progetto nel quale lavora con fotografia in dialogo con materiali d’archivio, alla galleria Matèria e all’ICCD di Roma (2017). Insieme con Domingo Milella,<br />
partecipa alla mostra “Le Forme del Tempo” alla Fondazione Pescheria di Pesaro (2019) e alle Terme di Diocleziano a Roma (2022). Espone alla mostra “On Earth” a Les Rencontres d’Arles (FR, 2019). FOAM Magazine pubblica un portfolio di Works for a Cosmic Feeling, libro finalista al MACK First Book Award (2021), edito da Witty Books.</p>
<p><strong>Ezio D’Agostino</strong> (Vibo Valentia, 1979), vive e lavora nel sud della Francia. Studia Archeologia all’Università di Firenze e Fotografia alla Scuola Romana. Il suo lavoro è stato esposto in istituzioni museali, festival e gallerie in Europa quali Athens Photo Festival (GR,<br />
2016), il Centre National de l’Audiovisuel di Dudelange (LU, 2019), Noorderlicht Festival (NL, 2019), Getxo Photo (SP, 2019), l’Institut pour la Photographie di Lille (FR, 2021). Ha presentato il progetto True Faith sul fenomeno antropologico e visivo delle apparizioni religiose in Italia ai Rencontres d’Arles (FR, 2022). Ha ricevuto borse di ricerca e riconoscimenti internazionali, tra i quali la Bourse à la Création et à la Recherche dell’Institut pour la Photographie di Lille (FR, 2020), il Soutien à la Photographie Documentaire del Centre National des Arts Plastiqus (FR, 2022), Strategia Fotografia (IT, 2024). Le sue opere fanno parte di collezioni private e delle collezioni permanenti del Centre National de l’Audiovisuel (LU), il Fonds Régional pour l&amp;#39;Art Contemporain (FR) e del Fotomuseum Winterthur (CH).</p>
<p><strong>Luca Spano</strong> (Cagliari, 1982), vive e lavora a Cagliari. Ha studiato Scienze della Comunicazione a Sapienza, Università di Roma, Fotografia al London College of Communication (UK) e Arti visive alla Cornell University (US). Il suo lavoro è stato esposto in musei, gallerie e festival come MACRO a Roma (2013), Breda Photo (NL, 2012), Savvy Contemporary Berlino (DE, 2013), Istituto Italiano di Cultura di Parigi (FR, 2019), Museo MAN di Nuoro (2023). È stato artista in residenza presso Fundacion Botin (ES, 2012), KHI Firenze, Arts Letters and Numbers (US 2019), Deutsches Optisches Museum (DE, 2022), DIST Politecnico di Torino, GSSI (IT, 2024), McGill University (CA, 2024) e altri. Ha ricevuto premi, tra cui MEAD Fellowship (UK, 2013), Einaudi Research Grant (US, 2015), John Hartell Award (US, 2015), Graziadei Prize (IT, 2013), il New Work Grant by Prospect.Art (US), Strategia Fotografia (edizione 2022 e 2024) e Promozione della Fotografia all’Estero (2024). È professore ordinario all’Accademia di Belle Arti di Sassari (IT) e allo IED (IT). Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private.</p>
<p><strong>BIO CURATORE<br />
</strong><br />
<strong>Giangavino Pazzola</strong> (Sassari, 1981). Ph.D. in Urban and Cultural Studies al Politecnico di Torino, dal 2018 è curatore a CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino, dove ha in carico i progetti di ricerca sul Contemporaneo, tra cui il programma europeo per gli artisti emergenti FUTURES Photography. È stato curatore della sezione “Fotografia e immagini in movimento” di ArteFiera a Bologna (2023 – 2025). È stato Artistic and Executive manager di EXPOSED &#8211; Torino Foto Festival (2023, 2024). Collabora con enti e istituzioni nazionali e internazionali per le quali ha ideato e curato progetti e mostre, tra le quali Museomontagna di Torino (2020), Palazzo Ducale di Genova (2023), Copenhagen Photo (2024), Fotofestiwal Lodz (2024), Museo Nivola di Orani (2020, 2024) e Museo MAN di Nuoro (2025). Visiting researcher a University of Birmingham, ha scritto su arti contemporanee e centri di produzione culturale indipendente su riviste accademiche internazionali e nazionali. Pubblica regolarmente monografie e cataloghi su artisti e mostre di fotografia contemporanea. Insegna Estetica e Storia della Fotografia Contemporanea allo IED di Torino.</p>
<p><strong>Presentazione</strong><br />
La mostra verrà presentata al pubblico con gli artisti e il curatore, dal Presidente della Fondazione <strong>Roberto Concas</strong> con il Direttore del Museo <strong>Luca Cheri</strong>, nei locali del museo il giorno <strong>20 settembre 2025 alle ore 11,00</strong>.</p>
<p><strong>Attività collaterali</strong><br />
La mostra sarà accompagnata da una pubblicazione a cura dell’editore francese Empire e da un documentario di Alessandra Tocco sul percorso di ricerca.<br />
Inoltre, dal 7 al 9 novembre 2025 si svolgeranno, al Museo Nivola di Orani, una masterclass e un talk pubblico con gli artisti e il curatore.</p>
<p><strong>Fondazione e Museo Nivola – Orani (NU)<br />
</strong>La Fondazione Costantino Nivola ha come missione la valorizzazione e la promozione dell’eredità artistica e umana di Costantino Nivola (Orani, 1911 – East Hampton, 1988), artista, scultore, grafico e art director di rilievo internazionale. La sua opera si è distinta per l’integrazione tra arti visive e architettura, maturata nel contesto degli intensi scambi culturali tra Italia e Stati Uniti nel corso del Novecento.<br />
La Fondazione sostiene e promuove, inoltre, la ricerca contemporanea, riconoscendola quale strumento essenziale per lo sviluppo culturale e sociale del territorio della Sardegna centrale.<br />
Il Museo Nivola di Orani, immerso in un parco urbano, custodisce la più importante collezione europea delle opere dell’artista e organizza mostre dedicate all’arte contemporanea, con particolare attenzione al dialogo tra arti visive, design, architettura e ambiente.</p>
<p><strong>Progetto realizzato con il sostegno di <a href="https://creativitacontemporanea.cultura.gov.it/strategia-fotografia-2024/">Strategia Fotografia 2024</a>, promosso dalla <a href="https://creativitacontemporanea.cultura.gov.it">Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura</a>.</strong></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-34987" src="https://museonivola.it/wp-content/uploads/2025/09/Logo-DGCC-2021_nero-300x74.png" alt="" width="186" height="46" />  <img decoding="async" class="alignnone wp-image-34988" src="https://museonivola.it/wp-content/uploads/2025/09/Logo-SF-2025-300x95.png" alt="" width="142" height="45" /></p>
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		<title>Nathalie Du Pasquier. Volare Guardare Costruire</title>
		<link>https://museonivola.it/mostra-evento/nathalie-du-pasquier-volare-guardare-costruire/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin_museo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 May 2025 11:00:00 +0000</pubDate>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p><strong>Nathalie Du Pasquier. Volare Guardare Costruire<br /></strong>a cura di Giuliana Altea, Antonella Camarda, Luca Cheri</p>
<p><b>Museo Nivola, </b><b>17 maggio – 14 settembre 2025<br /></b><b>Opening 17 maggio &#8211; ore 12</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il </span><b>Museo Nivola</b><span style="font-weight: 400;"> è orgoglioso di presentare </span><b><i>Volare Guardare Costruire</i></b><span style="font-weight: 400;">, un progetto site specific di </span><b>Nathalie Du Pasquier</b><span style="font-weight: 400;">, artista e designer francese di base a Milano.</span> <span style="font-weight: 400;">Pensata appositamente per gli spazi del museo, la mostra si configura come una retrospettiva dedicata alla produzione pittorica dell’artista dagli esordi fino a oggi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Allo stesso tempo, si tratta di un’installazione ambientale che fonde </span><b>pittura, architettura e design</b><span style="font-weight: 400;">. Il percorso espositivo si articola attraverso una serie di strutture</span> <span style="font-weight: 400;">progettate dall’artista che trasformano l’ambiente del museo in uno spazio da attraversare, esplorare, abitare.</span><br /><span style="font-weight: 400;">La mostra innesca così un dialogo tra le architetture effimere dell’artista e la struttura storica dell’edificio – l’ex lavatoio di Orani, oggi cuore pulsante del Museo Nivola.</span><br /><span style="font-weight: 400;">All’interno di queste “stanze” e sulle pareti del museo trovano posto </span><b>opere realizzate dagli anni Ottanta a oggi</b><span style="font-weight: 400;">, che raccontano l’evoluzione del linguaggio visivo di Du Pasquier: un lessico fatto di figurazione e astrazione, in cui le </span><b>figure umane</b><span style="font-weight: 400;"> e la dimensione narrativa cedono gradualmente il passo al tema delle </span><b>nature morte</b><span style="font-weight: 400;">, fatte di oggetti semplici e quotidiani, che evocano con delicatezza la presenza umana, e poi ancora a </span><b>forme geometriche e costruzioni astratte. </b><span style="font-weight: 400;">Il tutto è bagnato da una </span><b>luce meridiana</b><span style="font-weight: 400;"> che dà ai dipinti un’aria metafisica, quasi fossimo davanti a versioni moderne delle tele di Morandi o, per altri versi, di quelle puriste di Le Corbusier e Ozenfant. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il titolo, </span><strong><i>Volare Guardare Costruire</i></strong><span style="font-weight: 400;"> si riferisce a tre fasi della produzione pittorica di Du Pasquier.<br /></span><b><br />Volare</b><span style="font-weight: 400;"> evoca il momento del distacco dalla progettazione di oggetti di design, verso la pratica più libera della pittura. E non è forse un caso che tante delle opere di questa fase presentino delle scene viste dall’alto, con una prospettiva a volo d’uccello, simbolo della forza dell’immaginazione, della sua capacità di librarsi in alto ed espandersi liberamente. </span></p>
<p><b>Guardare</b><span style="font-weight: 400;"> si riferisce a una seconda fase, all’esigenza di abbandonare le scene puramente immaginative per dedicarsi ad un’osservazione quieta e puntuale della realtà, anche degli oggetti più quotidiani e apparentemente insignificanti, che rivelano invece, a uno sguardo interessato, forme straordinarie, dettagli preziosi e la capacità di comprendere in se stessi la complessità dell’esistenza. Sono visioni che l’artista definisce “silenziosissime e fermissime”, che invitano a riscoprire il piacere del mondo sensibile attraverso un’osservazione silenziosa e attenta. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Insoddisfatta, a volte, dell’apparenza sensibile della realtà, Du Pasquier si dedica, infine, a </span><b>Costruire</b><span style="font-weight: 400;">, realizzando strutture originali, piccole costruzioni astratte tridimensionali che vengono poi ritratte col pennello, riportate sul piano bidimensionale delle sue tele. Si innesca così una dinamica complessa fra realtà e rappresentazione, in una stupenda metafora della pittura.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Con questa mostra, il Museo Nivola conferma il suo impegno nella valorizzazione del dialogo tra arte, design e architettura, offrendo un’immersione nel mondo visionario di un’artista che continua a reinventare le regole del vedere e del costruire.</span></p>
<p><b>Nathalie Du Pasquier</b><span style="font-weight: 400;"> (Bordeaux, 1957) si trasferisce a Milano nel 1979. Cofondatrice del collettivo Memphis, a partire dalla metà degli anni Ottanta si dedica principalmente alla pittura, sviluppando un universo visivo inconfondibile, dove la ricerca formale si unisce a una riflessione profonda sullo spazio e sulla percezione. Le sue opere sono state esposte a: la Villa Noailles Hyères (Tolone, Francia), la Kunsthal Aarhus (Aarhus, Danimarca), il GFZT Museum of Contemporary Art (Lipsia, Germania), il Camden Arts Center (Londra), la Kunsthalle Wien (Vienna) e il MACRO di Roma.</span></p>
<p><b>Nathalie Du Pasquier. </b><b>Volare Guardare Costruire<br /></b><span style="font-weight: 400;">a cura di </span><span style="font-weight: 400;">Giuliana Altea, Antonella Camarda, Luca Cheri</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sponsor istituzionali: </span><span style="font-weight: 400;">Regione Autonoma della Sardegna, Comune di Orani</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Principale sostenitore: </span><span style="font-weight: 400;">Fondazione di Sardegna</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si ringraziano<br /></span><span style="font-weight: 400;"><a href="https://www.apalazzo.net">APALAZZOGALLERY</a>, Brescia </span><span style="font-weight: 400;"><a href="https://www.pacegallery.com">Pace Gallery</a>, New York, Londra</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Catalogo: </span><span style="font-weight: 400;">Allemandi</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Realizzazione allestimento: </span><span style="font-weight: 400;">Artigianato e Design di Pietro Fois</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Stampa: </span><span style="font-weight: 400;">Bioazione di Fabio Milia</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Immagine di copertina: </span>Nathalie Du Pasquier, <i>Untitled</i>, oil on paper mounted on canvas, 1998-99</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Museo Nivola<br /></span><span style="font-weight: 400;">Via Gonare 2 08026 Orani (NU)</span><br /><span style="font-weight: 400;"><br />Ufficio Stampa </span><span style="font-weight: 400;"><a href="https://www.sarazolla.com">Sara Zolla</a> | +39 346 8457982 | </span><a href="mailto:press@sarazolla.com"><span style="font-weight: 400;">press@sarazolla.com</span></a><span style="font-weight: 400;"> </span></p></div>
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		<title>Il Museo Nivola compie 30 anni &#124; mostre, residenze, pubblicazioni, progetti, festival</title>
		<link>https://museonivola.it/mostra-evento/il-museo-nivola-compie-30-anni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin_museo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 May 2025 11:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[art]]></category>
		<category><![CDATA[art in sardinia]]></category>
		<category><![CDATA[mostre temporanee]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Museo Nivola compie 30 anni Mostre, residenze, pubblicazioni, progetti, festival: il programma del 2025 è sotto il segno della grande scultura internazionale e delle connessioni tra la Sardegna e [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><b>Il Museo Nivola compie 30 anni<br />
</b><b>Mostre, residenze, pubblicazioni, progetti, festival: i</b><b>l programma del 2025 è sotto il segno della grande scultura internazionale e delle connessioni tra la Sardegna e il mondo: </b><b>Nathalie Du Pasquier, Mona Hatoum, Hannah Levy</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel 2025 </span><b>la Fondazione Nivola</b><span style="font-weight: 400;"> festeggia il suo </span><b>35 anniversario</b><span style="font-weight: 400;"> e i </span><b>30 anni del Museo Nivola</b><span style="font-weight: 400;"> con una serie di importanti attività e manifestazioni.</span> <span style="font-weight: 400;">A partire da maggio 2025 e fino al 2026, </span><b>un nuovo ciclo di mostre</b><span style="font-weight: 400;"> a cura di Giuliana Altea, Antonella Camarda e Luca Cheri svilupperà il discorso sulla grande scultura contemporanea &#8211; già protagonista nel 2024 con il progetto di Nairy Baghramian </span><i><span style="font-weight: 400;">Pratza ‘e Domo</span></i><span style="font-weight: 400;"> &#8211; portando al museo le personali di tre straordinarie artiste internazionali, diverse per background e modalità espressive: </span><b>Nathalie Du Pasquier</b><span style="font-weight: 400;">, </span><b>Mona Hatoum</b><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>Hannah Levy.</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Negli spazi rinnovati del Padiglione nel parco del museo si inaugura </span><b>il nuovo programma di</b> <b>residenze artistiche</b><span style="font-weight: 400;"> con il soggiorno del duo </span><b>TARWUK</b><span style="font-weight: 400;">, che porta avanti una ricerca che combina scultura, pittura e installazione.</span> <span style="font-weight: 400;"> </span><span style="font-weight: 400;">Arrivano a compimento i progetti vincitori dei bandi della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura:</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> </span><span style="font-weight: 400;">&#8211;   </span> <span style="font-weight: 400;">Il lavoro decennale di </span><b>Armin Linke</b><span style="font-weight: 400;"> sull’archivio del fotografo Corrado Calvo, presentato negli anni in diverse sedi, tra cui al MMK-Museum für Moderne Kunst di Francoforte nel 2012, al Centre Pompidou di Metz nel 2014 e al Museo Nivola nel 2017, sarà presentato in un volume edito da Spektor Books, realizzato grazie al sostegno di Italian Council 2024.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">&#8211;    </span> <b>Luca Spano, Fabio Barile, Ezio D’Agostino porteranno al museo </b><span style="font-weight: 400;">il progetto installativo-fotografico </span><i><span style="font-weight: 400;">On the Edge of the Eyelid</span></i><span style="font-weight: 400;">, vincitore del programma Strategia Fotografia 2024.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">&#8211;    </span> <span style="font-weight: 400;">L’installazione performativa e interattiva di </span><b>Francesco Medda</b><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>Carol Rollo</b> <i><span style="font-weight: 400;">Arrogalla – Suite. Trame sonore, sviluppi intermediali</span></i><span style="font-weight: 400;">, arriverà al museo nell’ambito del programma PAC 2024.</span> <span style="font-weight: 400;"> </span><span style="font-weight: 400;">Infine, tornano </span><b><i>Tutto d’un tratto</i></b><span style="font-weight: 400;">, il piccolo festival che propone una ricognizione del vivace panorama dell’illustrazione in Sardegna.</span></p>
<p><b>Nathalie Du Pasquier, Mona Hatoum e Hannah Levy </b><b>protagoniste della scultura internazionale</b></p>
<p><b>Nathalie Du Pasquier </b><span style="font-weight: 400;">(Bordeaux, 1954)<br />
</span>Unica donna del leggendario gruppo Memphis, Nathalie Du Pasquier ha reinventato il suo percorso artistico negli ultimi decenni, spostando il focus dal design all’arte visiva. Le sue opere si situano al crocevia tra pittura, scultura e architettura, proponendo forme geometriche e colori audaci che creano mondi tridimensionali, giocosi e al tempo stesso ricchi di implicazioni concettuali. Al Museo Nivola l’artista francese allestirà un percorso tematico lungo oltre 30 anni di pittura, ambientato all’interno di metafisiche installazioni architettoniche.</p>
<p><b>Mona Hatoum </b><span style="font-weight: 400;">(Beirut, 1952)<br />
</span>Figura centrale, fin dagli anni Novanta, nel panorama dell’arte contemporanea internazionale, l’artista libano-palestinese Mona Hatoum esplora temi come l’identità, il corpo e le dinamiche di potere. Hatoum presenterà al Museo Nivola un’installazione <b>site-specific</b> progettata nel corso di una residenza a Orani, con opere che combinano materiali locali e tecniche artigianali sarde, fondendo il politico e il personale, il globale e il locale, trasformando gli oggetti di uso quotidiano in potenti metafore.</p>
<p><b>Hannah Levy </b>(New York, 1991)<br />
Giovane artista statunitense, Hannah Levy si è affermata a livello internazionale grazie all’originalità del suo linguaggio scultoreo. Le sue opere, spesso realizzate in acciaio, silicone e vetro, creano contrasti tra il freddo e il morbido, il naturale e l’artificiale. Dopo essersi fatta notare alla Biennale di Venezia del 2022, Levy arriva al Museo Nivola con una serie di lavori che riflettono su temi legati al corpo, alla sensualità e al design industriale.</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Informazioni<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Museo Nivola, Orani </span>Via Gonare 2, 08026 Orani (Nu)<br />
+ 39 0784 730063 | info@museonivola.it</p>
<p>Sito: https://museonivola.it</p>
<p><b>Ufficio Stampa </b><b>Sara Zolla | +39 346 8457982 | press@sarazolla.com</b></p>

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<a href='https://museonivola.it/mostra-evento/il-museo-nivola-compie-30-anni/4-mona-hatoum-cube-9-x-9-x-9-detail-2008-photo-uwe-walter-berlin/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://museonivola.it/wp-content/uploads/2025/02/4.-Mona-Hatoum-Cube-9-x-9-x-9-detail-2008-Photo-Uwe-Walter-Berlin-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" /></a>
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<a href='https://museonivola.it/mostra-evento/il-museo-nivola-compie-30-anni/17-here-i-stay_foto-francesca-ardau/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://museonivola.it/wp-content/uploads/2025/02/17.-Here-I-Stay_foto-Francesca-Ardau-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='https://museonivola.it/mostra-evento/il-museo-nivola-compie-30-anni/18-here-i-stay-festival_foto-francesca-ardau/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://museonivola.it/wp-content/uploads/2025/02/18.-Here-I-Stay-Festival_foto-Francesca-Ardau-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='https://museonivola.it/mostra-evento/il-museo-nivola-compie-30-anni/19-tutto-d_un-tratto_festival-illustrazione_foto-paolo-sanna-animamundijpg/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://museonivola.it/wp-content/uploads/2025/02/19.-Tutto-d_un-tratto_festival-illustrazione_foto-Paolo-Sanna-Animamundijpg-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='https://museonivola.it/mostra-evento/il-museo-nivola-compie-30-anni/20-tutto-d_un-tratto_festival-illustrazione_foto-paolo-sanna-animamundi/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://museonivola.it/wp-content/uploads/2025/02/20.-Tutto-d_un-tratto_festival-illustrazione_foto-Paolo-Sanna-Animamundi-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='https://museonivola.it/mostra-evento/il-museo-nivola-compie-30-anni/21-armin-linke-corrado-calvo-paparazzi-2014-2025/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://museonivola.it/wp-content/uploads/2025/02/21.-Armin-Linke-Corrado-Calvo-Paparazzi-2014-2025-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='https://museonivola.it/mostra-evento/il-museo-nivola-compie-30-anni/22-arrogalla_dietrich-steinmetz/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://museonivola.it/wp-content/uploads/2025/02/22.-Arrogalla_Dietrich-Steinmetz-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='https://museonivola.it/mostra-evento/il-museo-nivola-compie-30-anni/23-luca-spano-far-away-structures-2022-courtesy-luca-spano-and-red-lab-gallery/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://museonivola.it/wp-content/uploads/2025/02/23.-Luca-Spano-Far-Away-Structures-2022.-Courtesy-Luca-Spano-and-Red-Lab-Gallery-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" /></a>

<p><span style="font-weight: 400;"> </span></p>
<p class="p1"><b>Didascalie foto programmazione culturale 2025 del Museo Nivola </b><b></b></p>
<p class="p1">1.   Portrait of Nathalie du Pasquier. Photo: Ilvio Gallo.</p>
<p class="p1">2.   Nathalie Du Pasquier, <i>The strange order of things 2</i>, Installation view at Pace Gallery, Geneve, 2020. Photo: Annik Wetter.</p>
<p class="p1">3. Nathalie Du Pasquier,<i> Campo di Marte</i>, Exhibition view at MACRO &#8211; Museo di Arte Contemporanea di Roma, 2021. Photo: Delfino Sisto Legnani.</p>
<p class="p1">4. Portrait of Mona Hatoum, Berlin 2022. Courtesy of Neuer Berliner Kunstverein (n.b.k.). Photo: Jens Ziehe.</p>
<p class="p1">5. Mona Hatoum <i>Cage-à-Deu, </i>2002,  Mild steel and painted MDF, 201.5 x 315 x 199.5 cm (79 1/5 x 124 x 78 1/2 in.), © Mona Hatoum. Courtesy White Cube. Photo: Hugo Glendinning.</p>
<p class="p1">6. Mona Hatoum, <i>Cube (9 x 9 x 9)</i>, 2008, Black finished steel, 181 x 182 x 182 cm (71 1/4 x 71 3/4 x 71 3/4 in.), Installation view at Kunst-Werke Institute for Contemporary Art, Berlin © Mona Hatoum Courtesy Kunst-Werke Institute for Contemporary Art, Berlin. Photo: Uwe Walter, Berlin.</p>
<p class="p1">7.   Hannah Levy, Documentation of <i>HEEL</i>, originally performed at the Institute of Contemporary Art, Philadelphia, September 30, 2023. <i>HEEL</i> was choreographed by Sigrid Lauren and performed by Sigrid Lauren and Aliza Russell. Photo: Curtis Wallen.</p>
<p class="p1">8. Hannah Levy, Untitled, 2024, Stainless steel and glass, 67.5 x 59 x 23&#8243; / 171.4 x 149.9 x 58.4 cm. Courtesy Massimo De Carlo. Photo:  Robert Glowacki.</p>
<p class="p1">9. Hannah Levy, Untitled, 2021, Nickel-plated steel, silicone, 68 x 74 x 74&#8243; / 172.72 x 187.96 x 187.96 cm. Photo: Michael Tropea.</p>
<p class="p1">10. TARWUK, Portrait.</p>
<p class="p1">11. TARWUK,  Installation view at White Cube Mason&#8217;s Yard, London, 2023.</p>
<p class="p1">12. TARWUK, Installation view at Halle für Steiermark, Graz, 2023.</p>
<p class="p1">13. TARWUK,  Installation view at White Cube, Paris, 2023.</p>
<p class="p1">14. Here I Stay Festival, 2024. Photo: Francesca Ardau.</p>
<p class="p1">15. Here I Stay Festival, 2024. Photo: Francesca Ardau.</p>
<p class="p1">16. Tutto d&#8217;un tratto, Festival dell’illustrazione. Photo: Paolo Sanna Animamundi.</p>
<p class="p1">17. Tutto d&#8217;un tratto, Festival dell’illustrazione. Photo: Paolo Sanna Animamundi.</p>
<p class="p1">18. Armin Linke e Corrado Calvo, <i>Paparazzi</i>, 2014 &#8211; 2025.</p>
<p class="p1">19. Arrogalla_foto di Dietrich Steinmetz</p>
<p class="p3">20. Luca Spano, <i>Far Away Structures</i>, 2022. Courtesy Luca Spano and Red Lab Gallery.</p>
<p><span style="font-weight: 400;"> </span> <span style="font-weight: 400;"> </span> <span style="font-weight: 400;"> </span></p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>SULLE SPALLE DEI GIGANTI &#124; La Preistoria moderna di Costantino Nivola</title>
		<link>https://museonivola.it/mostra-evento/sullespalledeigiganti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin_museo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Nov 2024 11:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[art]]></category>
		<category><![CDATA[art in sardinia]]></category>
		<category><![CDATA[cabras]]></category>
		<category><![CDATA[costantinonivola]]></category>
		<category><![CDATA[monteprama]]></category>
		<category><![CDATA[mostre temporanee]]></category>
		<category><![CDATA[museocivicomarongiucabras]]></category>
		<category><![CDATA[museonivola]]></category>
		<category><![CDATA[museum]]></category>
		<category><![CDATA[nivola]]></category>
		<category><![CDATA[sardinia]]></category>
		<category><![CDATA[sardinian museum]]></category>
		<category><![CDATA[temporary exhibition]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>SULLE SPALLE DEI GIGANTI La Preistoria moderna di Costantino Nivola a cura di Giuliana Altea, Antonella Camarda, Luca Cheri, Anna Depalmas, Carl Stein Museo Civico Giovanni Marongiu &#8211; Sala Polifunzionale, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://museonivola.it/mostra-evento/sullespalledeigiganti/">SULLE SPALLE DEI GIGANTI | La Preistoria moderna di Costantino Nivola</a> proviene da <a href="https://museonivola.it">Museo Nivola</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><b>SULLE SPALLE DEI GIGANTI<br />
</b><b>La Preistoria moderna di Costantino Nivola</b></p>
<p><i>a cura di </i><i>Giuliana Altea, Antonella Camarda, Luca Cheri, Anna Depalmas, Carl Stein</i></p>
<p><strong>Museo Civico Giovanni Marongiu &#8211; Sala Polifunzionale, Cabras<br />
Museo Nivola, Orani</strong> <strong>30 novembre 2024 &#8211; 22 aprile 2025</strong></p>
<p><strong>opening 30 novembre 2024</strong> <strong>ore 11.00, Museo Civico Giovanni Marongiu, Cabras</strong></p>
<p><b>La<a href="https://monteprama.it/mostra-sulle-spalle-dei-giganti-nivola/"> Fondazione</a> Mont</b><b>’</b><b>e Prama e la Fondazione Nivola sono liete di presentare la prima mostra dedicata al rapporto tra l</b><b>’</b><b>arte di Costantino Nivola e la preistoria della Sardegna. Attraverso un percorso affascinante che mette a confronto capolavori della scultura e dell</b><b>’</b><b>architettura neolitica e nuragica e fondamentali opere di Nivola, la mostra ricostruisce per la prima volta il rapporto tra Nivola e la Preistoria, presentando le sculture dell</b><b>’</b><b>artista accanto alle fonti che lo hanno ispirato, grazie a una serie di importanti prestiti provenienti da collezioni pubbliche e private italiane e internazionali.</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dichiara </span><b>Anthony Muroni</b><span style="font-weight: 400;">, presidente della Fondazione Mont</span><span style="font-weight: 400;">’</span><span style="font-weight: 400;">e Prama: </span><span style="font-weight: 400;">“</span><span style="font-weight: 400;">Questo progetto apre una strada nuova per ciò che attiene ai rapporti di collaborazione e sinergia fra istituzioni museali, mettendo in dialogo la storia e il contemporaneo, favorendone una lettura integrata fresca, plurale ed evocativa. Abbiamo inserito questa programmazione fra quelle fondamentali per il triennio in corso, destinando volentieri l’intero capitolo destinato alle mostre in loco a questa collaborazione così intensa e piena di significati, che ponendo Cabras e Orani in stretto collegamento durante il periodo in cui le esposizioni resteranno contemporaneamente aperte, collega idealmente tutta la Sardegna e i suoi visitatori.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">”</span> <span style="font-weight: 400;">“</span><span style="font-weight: 400;">Il rapporto tra la preistoria e l</span><span style="font-weight: 400;">’</span><span style="font-weight: 400;">arte contemporanea è uno dei temi chiave della cultura del Novecento &#8211; afferma </span><b>Giuliana Altea</b><span style="font-weight: 400;">, presidente della Fondazione Nivola -, e l</span><span style="font-weight: 400;">’</span><span style="font-weight: 400;">opera di Nivola ne è una testimonianza importante, finora mai studiata sotto questo aspetto. La mostra </span><i><span style="font-weight: 400;">Sulle spalle dei giganti</span></i><span style="font-weight: 400;">, nata dalla collaborazione tra Fondazione Mont</span><span style="font-weight: 400;">’</span><span style="font-weight: 400;">e Prama e Fondazione Nivola,  conferma come dalla sinergia tra istituzioni attive in diversi campi culturali possano nascere risultati di grande rilievo.”</span> <span style="font-weight: 400;">Il titolo della mostra allude, oltre che alle monumentali statue ritrovate a Mont</span><span style="font-weight: 400;">’</span><span style="font-weight: 400;">e Prama, all</span><span style="font-weight: 400;">’</span><span style="font-weight: 400;">aforisma medievale secondo cui noi siamo, rispetto agli antichi, come nani sulle spalle dei giganti:  riusciamo a  vedere più lontano di loro, ma solo perché possiamo elevarci grazie alla loro grandezza. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E la scultura di Costantino Nivola (Orani 1911 &#8211; Long Island 1988) si ispira fin dagli inizi agli anonimi maestri della preistoria sarda.</span> <span style="font-weight: 400;">Formatosi come grafico e designer di allestimenti a Monza e Milano, Nivola &#8211; dal 1939  esule antifascista negli Stati Uniti &#8211; approda alla scultura nel 1950. In un clima culturale internazionale che dopo le distruzioni della guerra guardava alla Preistoria come a una fonte di possibile rinnovamento della civiltà, Nivola riscopre la Sardegna e il suo straordinario patrimonio archeologico, ponendolo alla base della propria arte.</span> <span style="font-weight: 400;">Dopo la Seconda guerra mondiale, sull</span><span style="font-weight: 400;">’</span><span style="font-weight: 400;">onda dell</span><span style="font-weight: 400;">’</span><span style="font-weight: 400;">apertura al pubblico delle grotte di Lascaux in Francia (1948), il richiamo del lontanissimo passato esercita un</span><span style="font-weight: 400;">’</span><span style="font-weight: 400;">attrattiva sugli artisti di tutto il mondo. All</span><span style="font-weight: 400;">’</span><span style="font-weight: 400;">indomani di uno spaventoso conflitto, con la devastazione di intere regioni, il lancio di due bombe atomiche e la minaccia incombente del disastro nucleare, la fine della civiltà umana appariva una possibilità non tanto remota, e richiamava alla mente il momento della comparsa dell</span><span style="font-weight: 400;">’</span><span style="font-weight: 400;">uomo sulla terra.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La Preistoria con i suoi misteri diventa così specchio delle angosce dell</span><span style="font-weight: 400;">’</span><span style="font-weight: 400;">uomo contemporaneo, ma al tempo stesso evoca un</span><span style="font-weight: 400;">’</span><span style="font-weight: 400;">idea positiva di spiritualità e di legami comunitari in contrasto col materialismo, l</span><span style="font-weight: 400;">’</span><span style="font-weight: 400;">individualismo e la scienza disumanizzata moderni.<br />
Per Nivola, che avvertiva un profondo legame con la dimensione </span><span style="font-weight: 400;">“</span><span style="font-weight: 400;">primordiale” della Sardegna, era soprattutto questa interpretazione positiva della Preistoria a prevalere.</span><br />
<span style="font-weight: 400;">Nivola ritorna per la prima volta in Sardegna nel 1947. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Di nuovo a New York, in contatto con Jackson Pollock e gli artisti della New York School, in quel periodo ugualmente affascinati dal totemismo e dai primordi dell</span><span style="font-weight: 400;">’</span><span style="font-weight: 400;">umanità, e in seguito all</span><span style="font-weight: 400;">’</span><span style="font-weight: 400;">incontro cruciale con Le Corbusier, l</span><span style="font-weight: 400;">’</span><span style="font-weight: 400;">artista scopre la scultura. Nel 1950 nascono i suoi primi </span><i><span style="font-weight: 400;">sandcast</span></i><span style="font-weight: 400;"> (sculture di gesso o cemento realizzate con matrici di sabbia), che fondono elementi del Surrealismo (Nivola guarda ad artisti come Ernst e Giacometti) con elementi del folklore della Sardegna, ma soprattutto con il ricordo di statuine femminili di epoca neolitica/eneolitica come la cosiddetta </span><i><span style="font-weight: 400;">Venere di Senorbì</span></i><span style="font-weight: 400;"> e la </span><i><span style="font-weight: 400;">Dea Madre di Porto Ferro.</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dopo il 1952, a seguito di un altro soggiorno di sei mesi nell</span><span style="font-weight: 400;">’</span><span style="font-weight: 400;">Isola come inviato della rivista americana </span><i><span style="font-weight: 400;">Fortune,</span></i><span style="font-weight: 400;"> il suo interesse per la Preistoria tocca il culmine. Folgorato dalla civiltà nuragica, percorre in lungo e in largo l</span><span style="font-weight: 400;">’</span><span style="font-weight: 400;">isola scattando centinaia di foto, si reca a visitare gli scavi del nuraghe di Barumini, entra in contatto con il suo scopritore, l</span><span style="font-weight: 400;">’</span><span style="font-weight: 400;">archeologo Giovanni Lilliu.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Da questo momento in poi, Nivola si sentirà l</span><span style="font-weight: 400;">’</span><span style="font-weight: 400;">erede spirituale dell</span><span style="font-weight: 400;">’</span><span style="font-weight: 400;">antica stirpe dei costruttori dei nuraghi e degli scultori dei bronzetti, consegnando alla stampa e alla critica un</span><span style="font-weight: 400;">’</span><span style="font-weight: 400;">immagine di sé fortemente legata al richiamo al passato ancestrale della Sardegna.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel 1953, il suo grande rilievo per lo Showroom Olivetti a New York trasforma il lussuoso negozio sulla Fifth Avenue in una sorta di caverna popolata di figure mitiche non meno misteriose di quelle di Lascaux, ricca di riferimenti puntuali alle civiltà prenuragiche e nuragica della Sardegna.<br />
Negli anni seguenti e fino al termine della sua vita, la Preistoria rimarrà un riferimento costante e un perenne stimolo per la sua ricerca: dai richiami all</span><span style="font-weight: 400;">’</span><span style="font-weight: 400;">architettura nuragica presenti nei suoi progetti monumentali, attraverso lo sviluppo di un</span><span style="font-weight: 400;">’</span><span style="font-weight: 400;">originale tecnica di graffito a fresco, sino alle solenni e suggestive </span><i><span style="font-weight: 400;">Madri </span></i><span style="font-weight: 400;">realizzate a partire dagli anni Settanta.</span></p>
<p><b>La mostra<br />
</b><span style="font-weight: 400;">La mostra, allestita in contemporanea in due sedi, il Museo Nivola (Orani) e il Museo Civico G. Marongiu (Cabras), mette a confronto le opere di Nivola con le testimonianze della preistoria sarda che lo hanno influenzato, presentate attraverso reperti originali, fotografie, e installazioni multimediali a cura del Visual Computing Group del CRS4.</span> <span style="font-weight: 400;">Nata dalla collaborazione scientifica tra Giuliana Altea e Antonella Camarda, storiche dell</span><span style="font-weight: 400;">’</span><span style="font-weight: 400;">arte, Luca Cheri e Anna Depalmas, archeologi preistorici, e Carl Stein, architetto e già collaboratore di Nivola, la mostra presenta un</span><span style="font-weight: 400;">’</span><span style="font-weight: 400;">occasione irripetibile per esplorare il legame tra Nivola e la Sardegna, grazie anche a un gruppo di opere chiave dell</span><span style="font-weight: 400;">’</span><span style="font-weight: 400;">artista provenienti da collezioni private americane e italiane.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“</span><span style="font-weight: 400;">Il percorso &#8211; spiega ancora </span><b>Giuliana Altea</b><span style="font-weight: 400;"> &#8211; segue lo sviluppo della Preistoria in Sardegna, dalla comparsa degli esseri Umani sino all</span><span style="font-weight: 400;">’</span><span style="font-weight: 400;">apogeo della Civiltà Nuragica. Ad ogni momento del remoto passato dell</span><span style="font-weight: 400;">’</span><span style="font-weight: 400;">isola si affiancano opere fondamentali di Costantino Nivola, in un dialogo ideale che sorprende per la puntualità dei riferimenti e affascina per la bellezza delle opere esposte.”</span><br />
<span style="font-weight: 400;">Dalla prima sezione, in cui Nivola racconta il suo personale mito dell</span><span style="font-weight: 400;">’</span><span style="font-weight: 400;">origine attraverso una serie di opere – tra cui spicca un inedito trittico in bronzo degli anni Sessanta &#8211; che rimandano a Gea e Urano, la coppia divina primigenia, si passa all</span><span style="font-weight: 400;">’</span><span style="font-weight: 400;">età dei primi graffiti, che ancora oggi possiamo ammirare nelle </span><i><span style="font-weight: 400;">domus de janas</span></i><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“</span><span style="font-weight: 400;">Questi graffiti &#8211; afferma </span><b>Antonella Camarda</b><span style="font-weight: 400;"> &#8211;  costituiscono per Nivola una continua fonte d</span><span style="font-weight: 400;">’</span><span style="font-weight: 400;">ispirazione: non solo l</span><span style="font-weight: 400;">’</span><span style="font-weight: 400;">artista dissemina le sue sculture di motivi incisi memori dei petroglifi, ma, dalla metà degli anni Cinquanta, il graffito su intonaco fresco diventa una delle sue tecniche favorite per le grandi decorazioni pubbliche, come la chiesa di Sa Itria a Orani o il playground delle Wise Towers a Manhattan (1964).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">”</span> <span style="font-weight: 400;">Il confronto fra alcune ceramiche del V- IV millennio a.C. e i piatti che Nivola ha realizzato con il ceramista Luigi Nioi nel 1980 mostra il permanere della fascinazione per questi primi segni. </span><span style="font-weight: 400;">“</span><span style="font-weight: 400;">In Sardegna &#8211; prosegue </span><b>Anna Depalmas</b><span style="font-weight: 400;"> &#8211; è particolarmente diffusa la presenza dei menhir, grandi monoliti dalla forma ogivale di epoca prenuragica, a cui è dedicata la seconda sezione della mostra. Questi enigmatici manufatti dovettero colpire profondamente Nivola, che li cita nei primi sandcast degli anni Cinquanta, e in modo anche più diretto nel progetto di Piazza Satta a Nuoro, del 1967.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">”</span><span style="font-weight: 400;">Nel cuore della mostra al Museo Nivola è la Grande Madre, protagonista della statuaria neolitica/eneolitica e tema centrale nell</span><span style="font-weight: 400;">’</span><span style="font-weight: 400;">immaginario di Nivola. Dai </span><i><span style="font-weight: 400;">Totem</span></i><span style="font-weight: 400;"> degli anni Cinquanta alle </span><i><span style="font-weight: 400;">Madri</span></i><span style="font-weight: 400;"> della tarda maturità, le figure femminili dell</span><span style="font-weight: 400;">’</span><span style="font-weight: 400;">artista conservano il fascino ambivalente delle loro antenate preistoriche.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L</span><span style="font-weight: 400;">’</span><span style="font-weight: 400;">esposizione prosegue con il parallelo, mai proposto in precedenza, tra i pozzi sacri, monumenti nuragici legati al culto delle acque, e l</span><span style="font-weight: 400;">’</span><span style="font-weight: 400;">arte di Nivola, che ne riprende in modo puntuale alcuni elementi strutturali e di dettaglio. </span><span style="font-weight: 400;">“</span><span style="font-weight: 400;">Il tema dell</span><span style="font-weight: 400;">’</span><span style="font-weight: 400;">acqua &#8211; racconta </span><b>Carl Stein</b><span style="font-weight: 400;"> &#8211; è sempre stato caro a Nivola: le fontane svolgono un ruolo importante nella decorazione dei college Morse e Stiles all</span><span style="font-weight: 400;">’</span><span style="font-weight: 400;">Università di Yale, disegnati da Eero Saarinen (1960-1962, uno dei progetti più ambiziosi), e in quella delle Wise Towers a New York (1964). Nivola amava contrapporre l</span><span style="font-weight: 400;">’</span><span style="font-weight: 400;">abbondanza e lo spreco dell</span><span style="font-weight: 400;">’</span><span style="font-weight: 400;">acqua negli Stati Uniti con la scarsità dell</span><span style="font-weight: 400;">’</span><span style="font-weight: 400;">acqua in Sardegna, che la rende preziosa e ne alimenta il desiderio”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La sezione dedicata al Costruttore, figura quasi mitica con cui Nivola si identificava, sia come figlio di muratore che come erede dei lontani artefici dei nuraghi, chiude la mostra al Museo Nivola e dà inizio a quella del Museo Giovanni Marongiu di Cabras. </span><span style="font-weight: 400;">“</span><span style="font-weight: 400;">Nivola &#8211; afferma </span><b>Luca Cheri</b><span style="font-weight: 400;"> &#8211; scorge nell</span><span style="font-weight: 400;">’</span><span style="font-weight: 400;">idea di costruzione l</span><span style="font-weight: 400;">’</span><span style="font-weight: 400;">essenza stessa dell</span><span style="font-weight: 400;">’</span><span style="font-weight: 400;">arte. Dalla sua fascinazione per i muri nuragici nasce nei primi anni Cinquanta la serie dei </span><i><span style="font-weight: 400;">Building Blocks</span></i><span style="font-weight: 400;">, e al muro nuragico rimandano anche numerose sculture e monumenti concepiti come spazi da abitare, segno costante della compresenza, in Nivola &#8211; del ricordo delle architetture nuragiche e dell</span><span style="font-weight: 400;">’</span><span style="font-weight: 400;">esigenza modernista di un</span><span style="font-weight: 400;">’</span><span style="font-weight: 400;">arte per la comunità.”</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Al museo di Cabras, che già accoglie i Giganti di Mont</span><span style="font-weight: 400;">’</span><span style="font-weight: 400;">e Prama, la mostra prosegue con il confronto fra le sculture nuragiche in pietra e in bronzo e quelle di Nivola. I bronzetti nuragici, la cui struttura esile e asciutta sembrerebbe allontanarli dalle forme solide e compatte della maggior parte delle sculture di Nivola, costituiscono in realtà un modello ricorrente per le figure maschili, con riprese quasi letterali -come nelle terrecotte degli anni Settanta &#8211; o più indirette ma comunque sempre pregnanti.</span> <span style="font-weight: 400;">Pastori, guerrieri e artigiani preistorici sono per Nivola figure mitiche del tempo dei Nuraghi, che continuano ad aggirarsi sulla terra, dando continua energia e ispirazione all</span><span style="font-weight: 400;">’</span><span style="font-weight: 400;">artista.</span></p>
<p><b>La Fondazione Mont</b><b>’</b><b>e Prama<br />
</b>La Fondazione Mont’e Prama è stata costituita nel luglio del 2021 da Ministero della Cultura, Regione Autonoma della Sardegna e Comune di Cabras. Tra i suoi compiti, partendo dalla gestione e dalla valorizzazione del Museo civico e dei beni del Parco archeologico naturale del Sinis, c’è quello di collaborare con gli uffici territoriali del Ministero nell’opera di tutela, ricerca e conservazione e di promuovere e assecondare il dialogo con le altre istituzioni del mondo della cultura sarda per promuovere una crescita culturale, sociale ed economica del Sinis e della Sardegna intera. Gestisce il Museo civico di Cabras, nel quale ha recentemente inaugurato una nuova mostra sui Giganti di Mont’e Prama, le Aree archeologiche di Tharros e Mont’e Prama, l’ipogeo e la chiesa di San Salvatore, la torre spagnola e la chiesa di San Giovanni di Sinis. Nel corso del 2023 ha organizzato una mostra temporanea sui Giganti di Mont’e Prama presso il Metropolitan Museum of Arts di New York e nel 2024 la stessa mostra è stata trasferita al Museo Archeologico nazionale di Madrid, dove resterà aperta fino al 12 gennaio 2025.</p>
<p><b>La Fondazione Nivola<br />
</b>La Fondazione Costantino Nivola è un’istituzione culturale non profit dedicata alla promozione dell’eredità artistica e umana di Costantino Nivola, al supporto dell’arte contemporanea in tutte le sue forme, e allo sviluppo culturale e sociale della Sardegna. Gestisce il Museo Nivola, un complesso di padiglioni immersi nel verde di un parco urbano, possiede la più importante collezione europea di opere di Costantino Nivola (Orani, 1911 – East Hampton, 1988), grafico, art director e scultore attivo nel campo dell’integrazione tra arti visive e architettura, e personaggio cruciale nel quadro degli scambi culturali tra Italia e Stati Uniti nel Novecento. La Fondazione Nivola organizza mostre dedicate all’arte contemporanea, con attenzione particolare per il design, la scultura, la relazione tra le arti e il rapporto fra esseri umani e ambiente. Porta inoltre avanti un programma di eventi pubblici, attività educative e ricerca, agendo come forza culturale orientata all’innovazione e alla promozione sociale al centro del Mediterraneo.</p>
<p><b>Sulle spalle dei Giganti.<br />
</b><b>La Preistoria moderna di Costantino Nivola</b></p>
<p>a cura di Giuliana Altea, Antonella Camarda, Luca Cheri, Anna Depalmas, Carl Stein</p>
<p>Museo Civico Giovanni Marongiu &#8211; Sala Polifunzionale, Cabras Museo Nivola, Orani 30 novembre 2024 &#8211; 22 aprile 2025</p>
<p><b>Partner istituzionali<br />
</b>Ministero della Cultura, Regione Autonoma della Sardegna, Fondazione di Sardegna, Comune di Cabras, Comune di Orani, Direzione Regionale Musei Sardegna, Museo Archeologico Nazionale &#8220;Giovanni Antonio Sanna” di Sassari, Museo Archeologico Nazionale “Giorgio Asproni” di Nuoro, Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, Menhir Museum di Laconi, CRS4, Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la Città metropolitana di Cagliari e le province di Oristano e sud Sardegna, Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Sassari e Nuoro</p>
<p><b>Assistenti curatori<br />
</b>Antonio Cattari<br />
Luca Poddighe</p>
<p><b>Progettazione allestimento</b><b><br />
</b><span style="font-weight: 400;">Alessandro Floris</span></p>
<p><b>Realizzazione allestimento</b><b><br />
</b><span style="font-weight: 400;">Artigianato e Design di Pietro Fois</span></p>
<p><b>Progettazione grafica<br />
</b>Heart Studio</p>
<p><b>Progettazione multimediale<br />
</b>Visual and Data-intensive Computing &#8211; CRS4</p>
<p><b>Stampe</b><b><br />
</b><span style="font-weight: 400;">Bioazione di Fabio Milia</span></p>
<p><b>Trasporti</b><b><br />
</b><span style="font-weight: 400;">Apice</span> <span style="font-weight: 400;">Tiemme Srl</span></p>
<p><b>Assicurazioni</b><b><br />
</b><span style="font-weight: 400;">Reale Mutua</span></p>
<p><strong>Catalogo</strong><br />
Allemandi</p>
<p><b>Si ringraziano<br />
</b></p>
<div>Alessandra Carrieri, Noemi Cappai, Silvia Caracciolo, Antonio Cosseddu, Sebastiano Congiu, Federica Doria, Maria Paola Dettori, Michele de Laurentiis, Isabella Fera, Antonio Floris, Elisabetta Grassi, Giuseppina Ianiri, Maura Mereu, Giorgio Franco Murru, Francesco Muscolino, Maria Passeroni, Gianna Saba, Gianfranca Salis, Monica Stochino, Licia Serra, Stefania Soddu, Georgia Toreno<em>, </em>Valentina Uras, Maura Vargiu, Loretta Ziranu<br />
<b>—&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</b></div>
<p><b>Informazioni</b></p>
<p><b>Fondazione Mont’e Prama</b> &#8211; Museo Civico Marongiu, Cabras<br />
Via Tharros s.n.c. 09072<br />
Cabras (Or) 0783/290636 | fondazione@monteprama.it <a href="https://www.monteprama.it">https://www.monteprama.it</a></p>
<p><b>Fondazione Nivola</b><span style="font-weight: 400;"> &#8211; Museo Nivola,<br />
Orani </span><span style="font-weight: 400;">Via Gonare 2 </span><span style="font-weight: 400;">08026 Orani (Nu)<br />
</span><span style="font-weight: 400;">+ 39 0784 730063 | </span><span style="font-weight: 400;">info@museonivola.it </span><a href="http://museonivola.it">http://museonivola.it</a></p>
<p><b>Ufficio Stampa<br />
</b>Sara Zolla | +39 346 8457982 | press@sarazolla.com</p>
<p>L'articolo <a href="https://museonivola.it/mostra-evento/sullespalledeigiganti/">SULLE SPALLE DEI GIGANTI | La Preistoria moderna di Costantino Nivola</a> proviene da <a href="https://museonivola.it">Museo Nivola</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Nicola Lo Calzo. Brigantinas</title>
		<link>https://museonivola.it/mostra-evento/nicola-lo-calzo-brigantinas/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin_museo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Sep 2024 12:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[art]]></category>
		<category><![CDATA[art in sardinia]]></category>
		<category><![CDATA[events]]></category>
		<category><![CDATA[mostre temporanee]]></category>
		<category><![CDATA[museonivola]]></category>
		<category><![CDATA[museum]]></category>
		<category><![CDATA[sardinia]]></category>
		<category><![CDATA[sardinian museum]]></category>
		<category><![CDATA[strategiafotografia]]></category>
		<category><![CDATA[temporary exhibition]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nicola Lo Calzo. Brigantinas A cura di Elisa Medde e Giangavino Pazzola Museo Nivola, 14 settembre 2024 – 18 novembre 2024 Inaugurazione sabato 14 settembre ore 12 Il Museo Nivola [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Nicola Lo Calzo. Brigantinas<br />
</strong>A cura di Elisa Medde e Giangavino Pazzola</p>
<p>Museo Nivola, 14 settembre 2024 – 18 novembre 2024<br />
Inaugurazione sabato 14 settembre ore 12</p>
<p>Il <strong>Museo Nivola</strong> è lieto di presentare la mostra dell’artista e fotografo <strong>Nicola Lo Calzo </strong>(1979),<em> <strong>Brigantinas, </strong></em><strong>progetto vincitore del bando Strategia Fotografia 2023 promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.</strong></p>
<p>Con oltre trenta opere inedite realizzate sul territorio, il progetto curato da <strong>Elisa Medde e Giangavino Pazzola</strong> indaga la tematica della subalternità all’intersezione tra genere, classe e posizionamento coloniale delle lotte per la terra in Sardegna, interrogandosi sui modi in cui alcuni eventi e dinamiche abbiano influenzato la formazione delle soggettività e dell’identità sarda contemporanea.</p>
<p>A partire dallo studio di episodi inerenti la resistenza locale ai fenomeni coloniali e di sottomissione territoriale, e delle figure femminili che tali eventi hanno animato, <em>Brigantinas</em> evidenzia la persistenza di tensioni create da relazioni di potere imposte alle comunità interne che conservano uno stretto legame con le questioni territoriali e paesaggistiche dei giorni nostri.</p>
<p>Attraverso immagini inedite e materiali d’archivio provenienti da varie fonti (tra cui l’Archivio di Stato di Nuoro e il Museo del Banditismo di Aggius), la mostra offre un terreno di discussione per la ricerca di nuovi paradigmi visivi per la comprensione della subalternità nel mondo contemporaneo. A questi si aggiunge un video con l’interpretazione &#8211; da parte dell’attrice e autrice <strong>Vittoria Marras </strong>&#8211; di Paska Zau, protagonista della rivolta popolare di “Su Connottu” contro le leggi che abolivano l’uso comunitario delle terre (1868)<strong>.</strong></p>
<p>Diversi autori, tra cui Bachisio Bandinu, sostengono che “la lingua sia la testimonianza di un percorso trasformativo della vita e della cultura di un popolo, dentro l’esperienza sociale della condizione storico-politica, economica e culturale”.</p>
<p>In questa prospettiva si colloca il progetto <em>Brigantinas.<br />
</em>Attraverso una grande installazione a parete, la mostra sviluppa un ragionamento simbolico sui registri della rappresentazione collettiva, dell’immagine come linguaggio per la costruzione del sé, affiancando fotografie di donne “delinquenti” frutto delle schedature antropologiche di metà Novecento a ritratti fotografici di donne contemporanee. L’alternanza tra identità dichiarate di attiviste e altre di giovani vestite in abiti tradizionali assume il senso di un gesto simbolico che sottolinea le tensioni tra potere e resistenza.</p>
<p>Costruendo una contro-narrativa che inquadra il confine tra attività illegale agli occhi del potere e lotta politica, tra devianza e resistenza, le immagini di processioni religiose e civili, di rituali e quotidianità delle comunità si offrono come terreno di discussione per analizzare la coesistenza e lo scontro tra dominanza e subalternità nei processi di costruzione identitaria.</p>
<p>Alla mostra seguirà la pubblicazione di un volume in collaborazione con L’Artiere Edizioni, mentre a completamento del progetto verrà organizzata una giornata di studi sul tema della rappresentazione delle identità e delle sue implicazioni politiche e sociali tra sguardo interno e sguardo esterno.</p>
<p><strong>Nicola Lo Calzo<br />
</strong>Nicola Lo Calzo è fotografo, docente e ricercatore presso L&#8217;École nationale supérieure d&#8217;arts de Paris-Cergy e la CY Cergy Paris Université. Il suo lavoro si colloca a metà strada fra le arti visive e la fotografia documentaria, ed esplora gli usi del mezzo fotografico nel recupero della memoria delle minoranze (etniche, di genere, sessuali, ecc.). A partire dalla sua esperienza queer, Lo Calzo muove una riflessione sulle identità e sui corpi «non conformi».<br />
Dal 2010 l’artista è impegnato in un progetto dal titolo KAM, una ricerca sulle memorie della resistenza allo schiavismo e al colonialismo in età post-coloniale incarnate nelle pratiche performative rituali di comunità storicamente marginalizzate. Si tratta di un progetto in continua evoluzione che si sviluppa in maniera rizomatica comprendendo diversi territori dell’Africa occidentale, dell’Europa e delle Americhe.<br />
Lo Calzo ha esposto il suo lavoro in musei, centri d’arte e festival quali l’Institut des Cultures d&#8217;Islam (Parigi), CAMERA (Torino), Fotografia Europea (Reggio Emilia), la Casa de la Imagen (Mexico City), il Musée d’Art Contemporain Africain Al Maaden (Marrakesh), Musée de l&#8217;Hospice Comtesse (Lille), il Tropenmuseum (Amsterdam), il Museo nazionale Alinari della Fotografia (Firenze). Ha vinto il premio Cnap del Ministero della Cultura Francese (2018) ed è stato finalista del Prix Elysée (2018-2020) e del Prix Niépce (2020). Collabora regolarmente con diverse testate giornalistiche, tra cui <em>Le Monde</em> (quotidiano e rivista), <em>Internazionale</em>, <em>The New Yorker</em> e <em>El Pais</em>.</p>
<p><strong>Museo Nivola<br />
</strong>Il Museo Nivola di Orani è gestito dalla Fondazione Costantino Nivola, istituzione culturale non profit dedicata alla promozione dell’eredità artistica e umana di Costantino Nivola, al supporto dell’arte contemporanea in tutte le sue forme, e allo sviluppo culturale e sociale del centro della Sardegna.<br />
Il museo, un complesso di padiglioni immersi nel verde di un parco urbano, possiede la più importante collezione europea di opere di Costantino Nivola (Orani, 1911 – East Hampton, 1988), grafico, art director e scultore attivo nel campo dell’integrazione tra arti visive e architettura, e personaggio cruciale nel quadro degli scambi culturali tra Italia e Stati Uniti nel Novecento.<br />
Il museo organizza mostre dedicate all’arte contemporanea, con  attenzione particolare per il design, la scultura, la relazione tra le arti e il rapporto fra esseri umani e ambiente. Porta inoltre avanti un programma di eventi pubblici, attività educative e ricerca, agendo come forza culturale orientata all’innovazione e alla promozione sociale al centro del Mediterraneo.</p>
<p><strong>Progetto sostenuto dall’avviso pubblico “Strategia Fotografia 2023” promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura</strong></p>
<p><a href="https://creativitacontemporanea.cultura.gov.it"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-34268" src="https://museonivola.it/wp-content/uploads/2024/09/Screenshot-2024-09-02-alle-12.17.53-300x63.png" alt="" width="300" height="63" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://museonivola.it/mostra-evento/nicola-lo-calzo-brigantinas/">Nicola Lo Calzo. Brigantinas</a> proviene da <a href="https://museonivola.it">Museo Nivola</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’Onda Nuragica. Arte, artigianato e design alla prova della preistoria</title>
		<link>https://museonivola.it/mostra-evento/londa-nuragica-arte-artigianato-e-design-alla-prova-della-preistoria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin_museo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Mar 2024 18:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[art]]></category>
		<category><![CDATA[art in sardinia]]></category>
		<category><![CDATA[events]]></category>
		<category><![CDATA[mostre temporanee]]></category>
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		<category><![CDATA[Onda nuragica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Onda Nuragica esplora l’influsso esercitato dalle civiltà nuragica e prenuragica sull’arte e la cultura del Novecento e del contemporaneo in Sardegna, esaminando i riflessi del “discorso nuragico” in diversi ambiti [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://museonivola.it/mostra-evento/londa-nuragica-arte-artigianato-e-design-alla-prova-della-preistoria/">L’Onda Nuragica. Arte, artigianato e design alla prova della preistoria</a> proviene da <a href="https://museonivola.it">Museo Nivola</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><i>L’Onda Nuragica</i> esplora l’influsso esercitato dalle civiltà nuragica e prenuragica sull’arte e la cultura del Novecento e del contemporaneo in Sardegna, esaminando i riflessi del “discorso nuragico” in diversi ambiti della produzione visuale: dalla pittura e scultura all’architettura, al design e all’artigianato, dagli audiovisivi ai social media e alla cultura di massa.</p>
<p>La riscoperta della preistoria della Sardegna, avviata alla fine dell’Ottocento e alimentata dalle campagne di scavo della prima metà del secolo, arriva al culmine nel secondo dopoguerra.  Gli artisti e gli intellettuali sardi degli anni Cinquanta trovano nel mondo nuragico e prenuragico  un riferimento ideologico forte, funzionale alla costruzione di una nuova identità regionale.</p>
<p>Si sviluppa così un preciso filone iconografico, destinato a durare fino agli anni Sessanta per reinventarsi poi nell’epoca postmoderna e contemporanea.</p>
<p>Sull’evoluzione del tema influiscono nel tempo l’impatto del turismo, la diffusione delle culture <i>new age</i>, i movimenti no global e neo global, l’emergere a livello scientifico di una rinnovata attenzione degli studiosi anche in campo internazionale  e, a livello di costume, il fenomeno della fanta-archeologia.</p>
<p>Le civiltà nuragica e prenuragica sono oggi al centro del dibattito culturale in Sardegna, non solo nella ricerca scientifica e artistica, ma anche nella cultura di massa alimentata dai social media. Ricostruzioni più o meno fantasiose, onnipresenti in produzioni culturali diverse, dai romanzi ai videogames, dalla pubblicità alla street art, dimostrano che i Nuragici sono ancora tra noi.</p>
<p><b>L’Onda Nuragica<br />
Arte, artigianato e design alla prova della preistoria</b></p>
<p><b>A cura di<br />
</b>Giuliana Altea, Antonella Camarda, Luca Cheri</p>
<p><b>Assistenti curatori</b><br />
Antonio Ottavio Cattari, Luca Poddighe</p>
<p><b>Sede</b><br />
Padiglione Tavolara<br />
Via Eugenio Tavolara, 07100 Sassari</p>
<p><b>Date</b><br />
2 marzo – 30 settembre 2024</p>
<p><b>In mostra:</b><br />
Francesca Addari, ARP Studio, Monica Casu, Ceramiche Villa Abbas, Aldo Contini, CP Basalti, Mariangela Cubadda – Tessitrici di Zeddiani, Domenico Cubeddu, Franco D’Aspro, De Gonare (Salvatore Sechi), Dolores Demurtas,La Fucina, Maria Lai, Paolo Loddo, Giampaolo Mameli, Mauro Manca, Caterina Mele, Federico Melis, Melkiorre Melis, Fernando Mussone, Costantino Nivola, Giovanni Nonnis, P.A.M. (Perks and Mini), Giuseppe Pipia, Carmine Piras, Maria Paola Piras, Pretziada (Kyre Chenven e Ivano Atzori), Salvatore Puggioni, Claudio Pulli, Aldo Rossi, Franco Scassellati, Monica Scassellati, Angelo Sciannella, Scuola del Corallo, Giuseppe Silecchia, Roberto Sironi, Antonia Spanu Mesina, Studiopepe, Ausonio Tanda, Gavino Tilocca, Mariantonia Urru.</p>
<p>Mostra promossa dal <b>Comune di Sassari </b>e organizzata dalla <b>Fondazione Nivola</b></p>
<p><b>Main Sponsor: </b>Fondazione di Sardegna</p>
<p><b>Sponsor: </b>Bibanca, ARS / Arte condivisa in Sardegna</p>
<p><b>Partner Istituzionali: </b>Museo Archeologico Nazionale “Giovanni Antonio Sanna” – Direzione regionale Musei Sardegna, Università degli Studi di Sassari</p>
<p><b>Progettazione allestimento: </b>Alessandro Floris</p>
<p><b>Realizzazione allestimento: </b>Artigianato e Design di Pietro Fois</p>
<p><b>Progettazione grafica: </b>Heart Studio</p>
<p><b>Stampe: </b>Character</p>
<p><b>Trasporti: </b>Arteria, Tiemme</p>
<p><b>Assicurazioni: </b>Reale Mutua</p>
<p><b>Catalogo: </b>Allemandi</p>
<p><b>Si ringraziano<br />
</b>Archivio Storico Istituto Luce, Assessorato agli Enti Locali della Regione Sardegna, Banca Intesa, Banco di Sardegna, Biblioteca Comunale di Sassari, Cagliari Calcio, Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Sassari, Civico Museo Archeologico “Villa Abbas”, Sardara, Consiglio Regionale della Sardegna, Dinamo Sassari, Fondazione Franco Albini, Fondazione Alghero, Fondazione Aldo Rossi, Fondazione Mont’e Prama, Ilisso, Liceo Artistico “Filippo Figàri”, Sassari, Liceo Artistico “F. Costantino”, Alghero, Museo Casa Deriu, Bosa, Museo Civico di Urbania, Provincia di Sassari.</p>
<p>e ancora</p>
<p>Bagella Abbigliamento Sardo, Carlo Delfino, Candida Lendini, Giuseppe Manca, Luigi Manca, Marie Manca, Nanni Manca, Alberto Moravetti, Giacomo Paglietti, Nannina Pellegrini, Orietta Puggioni, Giovanni Pulli,<br />
Caterina Ruju, Sandro Ruju.</p>
<p><b>Informazioni<br />
</b>Padiglione Tavolara<br />
Via Eugenio Tavolara 07100 Sassari</p>
<p>+39 329 194 2242 / padiglionetavolara@gmail.com</p>
<p>ig: @padiglionetavolara<br />
fb: @padiglionetavolara</p>
<p><b>Orari di visita<br />
</b>martedì – domenica<br />
10 – 20 orario continuato<br />
chiuso il lunedì</p>
<p><b>Biglietti</b><br />
→ Intero 5 euro<br />
→ Ridotto 3 euro: studentesse e studenti / gruppi a partire da 10 persone<br />
→ Gratuito :Bambine/i e ragazze/i sino ai 18 anni, visitatori con disabilità +1, guide turistiche accreditate, soci ICOM</p>
<p><b>Accessibilità<br />
</b>L’accesso alla mostra avviene attraverso la rampa. La rampa ha una pendenza del 14% circa. È possibile accedere alla mostra attraverso l’ascensore posto alla fine del Salone delle Botteghe. Il piano espositivo è libero da barriere architettoniche.</p>
<p><b>Ufficio Stampa mostra</b><br />
Sara Zolla<br />
+39 346 8457982 | press@sarazolla.com</p>
<p style="font-weight: 400;">
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		<item>
		<title>Pratza ’e Domo. Una casa semiotica mai costruita</title>
		<link>https://museonivola.it/mostra-evento/pratza-e-domo-una-casa-semiotica-mai-costruita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin_museo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Jun 2024 18:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[art]]></category>
		<category><![CDATA[art in sardinia]]></category>
		<category><![CDATA[events]]></category>
		<category><![CDATA[Julie Mehretu]]></category>
		<category><![CDATA[mostre temporanee]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pratza ’e domo. Una casa semiotica mai costruita Nairy Baghramian, Phyllida Barlow, Nicolas Hsiung, Janette Laverrière, Rosemary Mayer, Win McCarthy, Julie Mehretu, Oscar Murillo, Paulina Olowska, Monika Sosnowska, Mariantonia Urru [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><b>Pratza ’e domo. Una casa semiotica mai costruita<br />
</b></p>
<p>Nairy Baghramian, Phyllida Barlow, Nicolas Hsiung, Janette Laverrière, Rosemary Mayer, Win McCarthy, Julie Mehretu, Oscar Murillo, Paulina Olowska, Monika Sosnowska, Mariantonia Urru</p>
<p>Concept: Nairy Baghramian</p>
<p>A cura di Giuliana Altea, Antonella Camarda, Luca Cheri</p>
<p><strong>Museo Nivola,  29 giugno &#8211; 3 novembre 2024<br />
Opening 29 giugno &#8211; h 18</strong></p>
<p>Il progetto è realizzato da Nairy Baghramian per il museo a seguito dell’assegnazione del Premio Nivola per la scultura 2023.</p>
<p>La mostra comprende opere degli artisti  e designer <strong>Nairy Baghramian</strong>, <strong>Phyllida Barlow</strong>,<strong> Nicolas Hsiung</strong>, <strong>Janette Laverrière</strong>, <strong>Rosemary Mayer</strong>, <strong>Win McCarthy</strong>, <strong>Julie Mehretu</strong>, <strong>Oscar Murillo</strong>, <strong>Paulina Olowska</strong>, <strong>Monika Sosnowska</strong>, <strong>Mariantonia Urru</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il titolo di Baghramian “Pratza ’e domo” (letteralmente “piazza di casa”) riprende l’espressione che in Sardegna designa lo spazio antistante un’abitazione, spesso provvisto di una panchina o di una sedia su cui è possibile sostare; un’area di transizione non chiaramente delimitata, al tempo stesso privata e pubblica, individuale e collettiva.  Questo spazio, a un tempo fisico e concettuale, si lega all’idea della “casa semiotica mai costruita”, un progetto realizzato da Baghramian nel 2008 al NAK &#8211; Neuer Aachener Kunstverein insieme a Janette Laverrière e Henrik Olesen (<em>Affairs. A semiotic house which was never built</em>).</p>
<p style="font-weight: 400;">La casa è concepita dall’artista come uno spazio utopico che non è mai stato costruito e potrebbe non esserlo, ma il solo fatto di immaginarlo ne evoca la possibilità di esistenza, rendendolo credibile. È un ambiente provvisorio in cui sviluppare o accantonare idee e progetti, in un processo di continua elaborazione e ri-assemblaggio di frammenti. Ogni frammento è una creazione indipendente e al tempo stesso concorre “con un movimento all’indietro”, come dice Baghramian, alla definizione di un contesto.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il progetto per il Museo Nivola combina una serie di aspetti da sempre presenti nella pratica di Nairy Baghramian. Uno di questi è l’interesse per i confini tra spazio pubblico e privato, esterno e interno, da lei esplorati in quanto potenzialmente permeabili e perciò carichi di tensione. Se nelle opere precedenti dell’artista la tensione si delinea in genere tra lo spazio istituzionale del museo o della galleria e lo spazio sociale, in questo caso lo spazio istituzionale si identifica idealmente con quello domestico, complice anche la forma dell’ambiente espositivo, un ex lavatoio dal tetto a capanna, che ricorda una casa. Della casa, la sala del museo assume i caratteri di accoglienza e protezione, diventa un recinto in cui discorsi artistici diversi possono coesistere e risuonare insieme. La fusione tra spazio pubblico e privato caratterizza sia la nuova scultura di Baghramian <em>To Let</em>, montata sulla facciata dell’edificio e in dialogo con quelle di Phyllida Barlow, sia l’immagine dell’opera <em>January ’17 Calendar (Der Fuß des Künstler, 2017) di</em> Win McCarthy &#8211; che appare come gesto effimero nel poster della mostra &#8211; e in cui gli assi spaziale e temporale convergono in un ibrido fra calendario e planimetria.</p>
<p style="font-weight: 400;">Un altro ambito di confine che attira l’attenzione di Baghramian è quello tra arte e design, tra dimensione estetica e dimensione ornamentale,  indagato nella mostra attraverso opere volutamente ibride come la sedia-scultura <em>Chaise L’Afghane</em>  (1987)  di Janette Laverrière, l’abito da lavoro dipinto <em>Arepas y Tamales</em> (2022) di Oscar Murillo, gli sgabelli di Nicolas Hsiung o, della stessa Baghramian, il monumentale tappeto tessuto a Samugheo da Mariantonia Urru (il cui disegno minimalista allude all’idea dello spazio negativo, cara all’artista e richiamata dalla visione del “pozzo sacro” di Santa Cristina in Sardegna) e  la  maniglia-scultura applicata a una porta nel cortile del museo.</p>
<p style="font-weight: 400;">L’incompiuto, il non finito, il non realizzato sono anch’essi temi ricorrenti nell’opera di Nairy Baghramian, le cui sculture spesso apparentemente fragili o incomplete accennano a un disagio, a una difficoltà di adattamento che le costringe a reggersi su stampelle o ad appoggiarsi all’architettura, come nella serie <em>Scratching the Back </em>realizzata per la Facade Commission del Metropolitan Museum di New York nel 2023. Precarietà, incompletezza ed effimero ritornano nella casa in costruzione su un albero dipinta da Paulina Olowska (<em>Tree House</em>, 2016), nell’aerea struttura di cellophane, nastri, legno e altri materiali di Rosemary Meyer (<em>Midwinter Ghost</em>, 1980-81 / 2024), nelle opere dall’aspetto grezzo e provvisorio di Phyllida Barlow (<em>Untitled</em>, 2010), nei frammenti di recinzioni di Monika Sosnowska (<em>Gate</em>, 2019), così come nei ritmi turbinanti delle composizioni astratte di Julie Mehretu.</p>
<p style="font-weight: 400;">Baghramian non è nuova a esperienze di collaborazione e ha da tempo sviluppato la pratica di trasformare inviti per mostre personali in esperienze collettive con altri artisti, come la già ricordata Janette Laverrière, Jean Timme, la coreografa Maria Hassabi, e più recentemente Julie Mehretu, con la quale intrattiene un dialogo che dura da anni, culminato nella collaborazione per la realizzazione delle cornici scultoree che Baghramian ha ideato per i <em>Transpaintings</em> di Mehretu compresi nella mostra <em>Ensemble </em>a Palazzo Grassi nel 2024. Come nelle mostre <em>Off Broadway</em> al Wattis Institute di San Francisco (2014) e <em>Open Dress</em> al Museum Abteiberg in Germania (2015), al Museo Nivola collaborazione e partecipazione vengono di nuovo decisamente in primo piano nella sua opera, con un progetto che riunisce un gruppo di artisti legati a Baghramian da varie affinità e che riflette sul potenziale utopico e sovversivo del lavoro collaborativo, in un campo così ideologicamente legato all’espressività personale, se non all’idea dell’artista-eroe solitario e tormentato, come quello dell’arte contemporanea.</p>
<p style="font-weight: 400;">Infine, il concetto della mostra richiama la condizione di esiliati di Costantino Nivola e di sua moglie Ruth Guggenheim, che fuggirono dall’Italia fascista nel 1938 per stabilirsi a New York e tornarono occasionalmente in Europa e in Sardegna solo dopo la fine della guerra.</p>
<p style="font-weight: 400;">Photo: Win McCarthy, January ’17 calendar (Der Fuß des Künstlers), 2017<br />
Polistirolo espanso, stampa digitale, nastro, metallo, roccia.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Nairy Baghramian<br />
</strong><strong><em>Pratza ’e Domo. Una casa semiotica mai costruita</em></strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Nairy Baghramian, Phyllida Barlow, Nicolas Hsiung, Janette Laverrière, Rosemary Mayer, Win McCarthy, Julie Mehretu, Oscar Murillo, Paulina Olowska, Monika Sosnowska, Mariantonia Urru</p>
<p style="font-weight: 400;">Concept<br />
Nairy Baghramian</p>
<p style="font-weight: 400;">A cura di<br />
Giuliana Altea, Antonella Camarda, Luca Cheri</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sponsor istituzionali</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Regione Autonoma della Sardegna, Comune di Orani </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Principale sostenitore</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Fondazione di Sardegna</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Realizzazione allestimento</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Artigianato e Design di Pietro Fois</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Stampa<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Bioazione di Fabio Milia</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ideazione grafica</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Heart Studio</span></p>
<p>Trasporti<br />
Tiemme</p>
<p style="font-weight: 400;">Date<br />
29 giugno – 3 novembre 2024</p>
<p style="font-weight: 400;"><u></u>Orari di visita<br />
lunedì – domenica, 10.30 / 19.30<br />
chiuso il mercoledì</p>
<p style="font-weight: 400;">info accessibilità e gratuità: <a href="https://museonivola.it/visita/">https://museonivola.it/visita/</a></p>
<p style="font-weight: 400;">Informazioni<br />
Museo Nivola<br />
Via Gonare 2<br />
08026 Orani (Nu)<br />
+ 39 0784 730063 | <a href="mailto:info@museonivola.it">info@museonivola.it</a><br />
<a href="http://museonivola.it/">http://museonivola.it</a></p>
<p style="font-weight: 400;">Ufficio Stampa<br />
Sara Zolla | +39 346 8457982 | <a href="mailto:press@sarazolla.com">press@sarazolla.com</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://museonivola.it/mostra-evento/pratza-e-domo-una-casa-semiotica-mai-costruita/">Pratza ’e Domo. Una casa semiotica mai costruita</a> proviene da <a href="https://museonivola.it">Museo Nivola</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Siro Cugusi. Chimere</title>
		<link>https://museonivola.it/mostra-evento/siro-cugusi-chimere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin_museo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Mar 2024 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[art]]></category>
		<category><![CDATA[art in sardinia]]></category>
		<category><![CDATA[events]]></category>
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		<category><![CDATA[temporary exhibition]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Museo Nivola è lieto di presentare la prima personale di Siro Cugusi (1980) in una istituzione italiana. La pittura di Siro Cugusi si dispiega su opere su tela e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://museonivola.it/mostra-evento/siro-cugusi-chimere/">Siro Cugusi. Chimere</a> proviene da <a href="https://museonivola.it">Museo Nivola</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Il Museo Nivola è lieto di presentare la prima personale di </span><b>Siro Cugusi</b><span style="font-weight: 400;"> (1980) in una istituzione italiana.</p>
<p>La pittura di Siro Cugusi si dispiega su opere su tela e carta che colpiscono per la tecnica raffinata e le molteplici suggestioni. Sospeso tra figurazione e astrazione, il suo linguaggio artistico reinterpreta in chiave personale e intima il concetto surrealista del </span><i><span style="font-weight: 400;">perturbante</span></i><span style="font-weight: 400;">, lo spazio liminale e metafisico dove niente è come sembra.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La pittura di Cugusi cita e decostruisce temi e generi della pittura classica, aprendo finestre su mondi paralleli dove simboli sacri e profani si fondono, ogni principio logico è sovvertito e oggetti apparentemente estranei sono uniti da legami misteriosi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Curata da Luca Cheri e Camilla Mattola, la mostra è un viaggio nella produzione più recente dell’artista, caratterizzata da grandi tele che rivisitano i generi tradizionali del paesaggio, della natura morta, del nudo e del ritratto, combinando in modo inaspettato elementi iconografici riconoscibili, forme astratte e pennellate gestuali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il paesaggio naturale è un tema ricorrente, evocato da larghe campiture di verde che rimandano a alberi e piante.  Se la semplificazione formale dei soggetti e i dettagli stilizzati nel paesaggio richiamano i maestri del primo Rinascimento, da Masaccio a Piero della Francesca, dal punto di vista simbolico l’immagine del giardino come dimensione segreta e spirituale ricorda il trittico </span><i><span style="font-weight: 400;">Il Giardino delle delizie</span></i><span style="font-weight: 400;">, realizzato a partire dalla fine del Quattrocento dal pittore fiammingo Hieronymus Bosch.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La costruzione prospettica, che alterna i sistemi rinascimentali del punto di vista monofocale centrale e della veduta a volo d’uccello a distorsioni novecentesche tipiche della Metafisica e del Surrealismo, è fondamentale per unificare sulla tela una serie di elementi incongrui, a volte difficilmente distinguibili. La profondità è però spesso contraddetta da sfondi decorativi piatti, reiterati e sovrapposti su diversi piani.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In questo spazio irrazionale emergono frammenti figurativi in lotta contro un ricorrente impulso all’astrazione che si traduce in pennellate materiche ed espressive. Si intravedono parti anatomiche, ingranaggi e pezzi di macchine, </span><span style="font-weight: 400;">strumenti e oggetti familiari ma difficili da identificare</span><span style="font-weight: 400;">. Campiture rosa rimandano alla carne umana, con un richiamo ai corpi gelatinosi e grotteschi nei dipinti di Francis Bacon, ma rasserenati dalla tavolozza ricca e luminosa. In alcune figure non sembra possibile distinguere la materia biologica da quella meccanica, quasi come se le due dimensioni si confondessero.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il grande formato conferisce alla pittura di Cugusi una qualità esperienziale: le tele creano un effetto ambientale e immersivo. La sensazione è quella di essere catapultati all’interno di scenari impossibili a metà tra l’inconscio e la realtà. Attraverso questi paesaggi dominati da illusioni e immaginazione, l’artista prova a costruire un mondo parallelo e utopico, una personale dimensione estetica e poetica, in una ricerca che, destinata inevitabilmente a scontrarsi con la prosa della realtà, non può che rivelarsi una chimera. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La personale di Siro Cugusi, accompagnata da un catalogo con i testi critici dei curatori, segue quella della pittrice surrealista Bona de Mandiargues, connettendo simbolicamente due diverse generazioni di artisti nello spazio in continua trasformazione del Museo Nivola.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Con questa mostra, il museo conferma la sua vocazione a sostenere e promuovere le nuove generazioni di artisti attivi in Sardegna e non solo.</span><span style="font-weight: 400;"> </span></p>
<p><b>Siro Cugusi </b><span style="font-weight: 400;">nasce in Sardegna nel 1980. Si diploma in pittura all’Accademia di Belle Arti di Sassari nel 2004 e in seguito si trasferisce a Parigi. A partire dal 2003 ha preso parte a numerose mostre in Italia e all’estero. Tra le personali si ricordano </span><i><span style="font-weight: 400;">Voyage and Return</span></i><span style="font-weight: 400;"> (Cooke Latham Gallery, Londra, 2022); </span><i><span style="font-weight: 400;">Forest</span></i><span style="font-weight: 400;"> (Steve Turner Gallery, Los Angeles, 2020; </span><i><span style="font-weight: 400;">A Saucerful of Secrets</span></i><span style="font-weight: 400;"> (Galeria ATC, St. Cruz de Tenerife, 2019); </span><i><span style="font-weight: 400;">Aleph</span></i><span style="font-weight: 400;"> (Annarumma Gallery, Napoli, 2018).<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Al momento vive e lavora in Sardegna. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> </span><span style="font-weight: 400;"> </span></p>
<p><b>Siro Cugusi. Chimere</b><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">A cura di<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Luca Cheri e Camilla Mattola</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Date<br />
</span>30 marzo – 3 giugno 2024</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sponsor istituzionali</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Regione Autonoma della Sardegna, Comune di Orani </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Principale sostenitore</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Fondazione di Sardegna</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Con il supporto di<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Biennale Barbagia</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Progettazione allestimento</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Alessandro Floris</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Realizzazione allestimento</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Artigianato e Design di Pietro Fois</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Stampa<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Bioazione di Fabio Milia</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Progettazione grafica</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Heart Studio</span><span style="font-weight: 400;"> </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Catalogo<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Allemandi</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">info accessibilità e gratuità:</span><a href="https://museonivola.it/visita/"> <span style="font-weight: 400;">https://museonivola.it/visita/</span></a></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ufficio Stampa<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Sara Zolla<br />
</span><span style="font-weight: 400;">+39 346 8457982 | press@sarazolla.com</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://museonivola.it/mostra-evento/siro-cugusi-chimere/">Siro Cugusi. Chimere</a> proviene da <a href="https://museonivola.it">Museo Nivola</a>.</p>
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