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	<title>Julie Mehretu Archivi - Museo Nivola</title>
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		<title>Pratza ’e Domo. Una casa semiotica mai costruita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin_museo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Jun 2024 18:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[art]]></category>
		<category><![CDATA[art in sardinia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pratza ’e domo. Una casa semiotica mai costruita Nairy Baghramian, Phyllida Barlow, Nicolas Hsiung, Janette Laverrière, Rosemary Mayer, Win McCarthy, Julie Mehretu, Oscar Murillo, Paulina Olowska, Monika Sosnowska, Mariantonia Urru [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><b>Pratza ’e domo. Una casa semiotica mai costruita<br />
</b></p>
<p>Nairy Baghramian, Phyllida Barlow, Nicolas Hsiung, Janette Laverrière, Rosemary Mayer, Win McCarthy, Julie Mehretu, Oscar Murillo, Paulina Olowska, Monika Sosnowska, Mariantonia Urru</p>
<p>Concept: Nairy Baghramian</p>
<p>A cura di Giuliana Altea, Antonella Camarda, Luca Cheri</p>
<p><strong>Museo Nivola,  29 giugno &#8211; 3 novembre 2024<br />
Opening 29 giugno &#8211; h 18</strong></p>
<p>Il progetto è realizzato da Nairy Baghramian per il museo a seguito dell’assegnazione del Premio Nivola per la scultura 2023.</p>
<p>La mostra comprende opere degli artisti  e designer <strong>Nairy Baghramian</strong>, <strong>Phyllida Barlow</strong>,<strong> Nicolas Hsiung</strong>, <strong>Janette Laverrière</strong>, <strong>Rosemary Mayer</strong>, <strong>Win McCarthy</strong>, <strong>Julie Mehretu</strong>, <strong>Oscar Murillo</strong>, <strong>Paulina Olowska</strong>, <strong>Monika Sosnowska</strong>, <strong>Mariantonia Urru</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il titolo di Baghramian “Pratza ’e domo” (letteralmente “piazza di casa”) riprende l’espressione che in Sardegna designa lo spazio antistante un’abitazione, spesso provvisto di una panchina o di una sedia su cui è possibile sostare; un’area di transizione non chiaramente delimitata, al tempo stesso privata e pubblica, individuale e collettiva.  Questo spazio, a un tempo fisico e concettuale, si lega all’idea della “casa semiotica mai costruita”, un progetto realizzato da Baghramian nel 2008 al NAK &#8211; Neuer Aachener Kunstverein insieme a Janette Laverrière e Henrik Olesen (<em>Affairs. A semiotic house which was never built</em>).</p>
<p style="font-weight: 400;">La casa è concepita dall’artista come uno spazio utopico che non è mai stato costruito e potrebbe non esserlo, ma il solo fatto di immaginarlo ne evoca la possibilità di esistenza, rendendolo credibile. È un ambiente provvisorio in cui sviluppare o accantonare idee e progetti, in un processo di continua elaborazione e ri-assemblaggio di frammenti. Ogni frammento è una creazione indipendente e al tempo stesso concorre “con un movimento all’indietro”, come dice Baghramian, alla definizione di un contesto.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il progetto per il Museo Nivola combina una serie di aspetti da sempre presenti nella pratica di Nairy Baghramian. Uno di questi è l’interesse per i confini tra spazio pubblico e privato, esterno e interno, da lei esplorati in quanto potenzialmente permeabili e perciò carichi di tensione. Se nelle opere precedenti dell’artista la tensione si delinea in genere tra lo spazio istituzionale del museo o della galleria e lo spazio sociale, in questo caso lo spazio istituzionale si identifica idealmente con quello domestico, complice anche la forma dell’ambiente espositivo, un ex lavatoio dal tetto a capanna, che ricorda una casa. Della casa, la sala del museo assume i caratteri di accoglienza e protezione, diventa un recinto in cui discorsi artistici diversi possono coesistere e risuonare insieme. La fusione tra spazio pubblico e privato caratterizza sia la nuova scultura di Baghramian <em>To Let</em>, montata sulla facciata dell’edificio e in dialogo con quelle di Phyllida Barlow, sia l’immagine dell’opera <em>January ’17 Calendar (Der Fuß des Künstler, 2017) di</em> Win McCarthy &#8211; che appare come gesto effimero nel poster della mostra &#8211; e in cui gli assi spaziale e temporale convergono in un ibrido fra calendario e planimetria.</p>
<p style="font-weight: 400;">Un altro ambito di confine che attira l’attenzione di Baghramian è quello tra arte e design, tra dimensione estetica e dimensione ornamentale,  indagato nella mostra attraverso opere volutamente ibride come la sedia-scultura <em>Chaise L’Afghane</em>  (1987)  di Janette Laverrière, l’abito da lavoro dipinto <em>Arepas y Tamales</em> (2022) di Oscar Murillo, gli sgabelli di Nicolas Hsiung o, della stessa Baghramian, il monumentale tappeto tessuto a Samugheo da Mariantonia Urru (il cui disegno minimalista allude all’idea dello spazio negativo, cara all’artista e richiamata dalla visione del “pozzo sacro” di Santa Cristina in Sardegna) e  la  maniglia-scultura applicata a una porta nel cortile del museo.</p>
<p style="font-weight: 400;">L’incompiuto, il non finito, il non realizzato sono anch’essi temi ricorrenti nell’opera di Nairy Baghramian, le cui sculture spesso apparentemente fragili o incomplete accennano a un disagio, a una difficoltà di adattamento che le costringe a reggersi su stampelle o ad appoggiarsi all’architettura, come nella serie <em>Scratching the Back </em>realizzata per la Facade Commission del Metropolitan Museum di New York nel 2023. Precarietà, incompletezza ed effimero ritornano nella casa in costruzione su un albero dipinta da Paulina Olowska (<em>Tree House</em>, 2016), nell’aerea struttura di cellophane, nastri, legno e altri materiali di Rosemary Meyer (<em>Midwinter Ghost</em>, 1980-81 / 2024), nelle opere dall’aspetto grezzo e provvisorio di Phyllida Barlow (<em>Untitled</em>, 2010), nei frammenti di recinzioni di Monika Sosnowska (<em>Gate</em>, 2019), così come nei ritmi turbinanti delle composizioni astratte di Julie Mehretu.</p>
<p style="font-weight: 400;">Baghramian non è nuova a esperienze di collaborazione e ha da tempo sviluppato la pratica di trasformare inviti per mostre personali in esperienze collettive con altri artisti, come la già ricordata Janette Laverrière, Jean Timme, la coreografa Maria Hassabi, e più recentemente Julie Mehretu, con la quale intrattiene un dialogo che dura da anni, culminato nella collaborazione per la realizzazione delle cornici scultoree che Baghramian ha ideato per i <em>Transpaintings</em> di Mehretu compresi nella mostra <em>Ensemble </em>a Palazzo Grassi nel 2024. Come nelle mostre <em>Off Broadway</em> al Wattis Institute di San Francisco (2014) e <em>Open Dress</em> al Museum Abteiberg in Germania (2015), al Museo Nivola collaborazione e partecipazione vengono di nuovo decisamente in primo piano nella sua opera, con un progetto che riunisce un gruppo di artisti legati a Baghramian da varie affinità e che riflette sul potenziale utopico e sovversivo del lavoro collaborativo, in un campo così ideologicamente legato all’espressività personale, se non all’idea dell’artista-eroe solitario e tormentato, come quello dell’arte contemporanea.</p>
<p style="font-weight: 400;">Infine, il concetto della mostra richiama la condizione di esiliati di Costantino Nivola e di sua moglie Ruth Guggenheim, che fuggirono dall’Italia fascista nel 1938 per stabilirsi a New York e tornarono occasionalmente in Europa e in Sardegna solo dopo la fine della guerra.</p>
<p style="font-weight: 400;">Photo: Win McCarthy, January ’17 calendar (Der Fuß des Künstlers), 2017<br />
Polistirolo espanso, stampa digitale, nastro, metallo, roccia.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Nairy Baghramian<br />
</strong><strong><em>Pratza ’e Domo. Una casa semiotica mai costruita</em></strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Nairy Baghramian, Phyllida Barlow, Nicolas Hsiung, Janette Laverrière, Rosemary Mayer, Win McCarthy, Julie Mehretu, Oscar Murillo, Paulina Olowska, Monika Sosnowska, Mariantonia Urru</p>
<p style="font-weight: 400;">Concept<br />
Nairy Baghramian</p>
<p style="font-weight: 400;">A cura di<br />
Giuliana Altea, Antonella Camarda, Luca Cheri</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sponsor istituzionali</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Regione Autonoma della Sardegna, Comune di Orani </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Principale sostenitore</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Fondazione di Sardegna</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Realizzazione allestimento</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Artigianato e Design di Pietro Fois</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Stampa<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Bioazione di Fabio Milia</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ideazione grafica</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Heart Studio</span></p>
<p>Trasporti<br />
Tiemme</p>
<p style="font-weight: 400;">Date<br />
29 giugno – 3 novembre 2024</p>
<p style="font-weight: 400;"><u></u>Orari di visita<br />
lunedì – domenica, 10.30 / 19.30<br />
chiuso il mercoledì</p>
<p style="font-weight: 400;">info accessibilità e gratuità: <a href="https://museonivola.it/visita/">https://museonivola.it/visita/</a></p>
<p style="font-weight: 400;">Informazioni<br />
Museo Nivola<br />
Via Gonare 2<br />
08026 Orani (Nu)<br />
+ 39 0784 730063 | <a href="mailto:info@museonivola.it">info@museonivola.it</a><br />
<a href="http://museonivola.it/">http://museonivola.it</a></p>
<p style="font-weight: 400;">Ufficio Stampa<br />
Sara Zolla | +39 346 8457982 | <a href="mailto:press@sarazolla.com">press@sarazolla.com</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://museonivola.it/mostra-evento/pratza-e-domo-una-casa-semiotica-mai-costruita/">Pratza ’e Domo. Una casa semiotica mai costruita</a> proviene da <a href="https://museonivola.it">Museo Nivola</a>.</p>
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