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	<title>Costantino Nivola Archivi - Museo Nivola</title>
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	<title>Costantino Nivola Archivi - Museo Nivola</title>
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		<title>Nivola, Colombo e lo spazio intorno</title>
		<link>https://museonivola.it/mostra-evento/nivola-colombo-e-lo-spazio-intorno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin_museo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 10:30:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nell’ambito del nuovo programma Nivola vis-à-vis, pensato per mettere in dialogo Costantino Nivola (1911-1988) con figure cruciali nel panorama artistico del suo tempo, il Museo Nivola di Orani presenta, dal [&#8230;]</p>
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<p>Nell’ambito del nuovo programma <b>Nivola </b><b><i>vis-à-vis, </i></b>pensato per mettere in dialogo Costantino Nivola (1911-1988) con figure cruciali nel panorama artistico del suo tempo, il Museo Nivola di Orani presenta, <b>dal 23 luglio al 25 ottobre 2026</b>, la mostra <b><i>Nivola, Colombo e lo spazio intorno</i></b>.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>A cura di Chiara Gatti e Anna Pirisi, in collaborazione con l’Archivio Gianni Colombo di Milano</b>, l’esposizione è il cuore di STANZE, il primo capitolo di una narrazione in tre atti che Chiara Gatti, direttrice artistica del Museo Nivola, ha ideato per il programma espositivo dell’estate &#8211; autunno 2026.</p>
<p>Il progetto di mostra, a sua volta sviluppato lungo <b>tre stanze, tre ambienti, tre luoghi da attraversare ed esperire,</b> indaga il tema dello spazio e il linguaggio sperimentale dell’ambiente, quale luogo di relazioni fra il nostro corpo e la dimensione abitabile che lo accoglie, le sue prospettive, i volumi, il vuoto e la luce.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Ecco allora la <i>Stanza dei sogni </i>di Nivola, lo <i>Spazio elastico</i> di Gianni Colombo e la <i>Stanza della memoria</i> per l’attivazione del ricordo collettivo. Una narrazione in tre momenti, in stanze tripartite, come nelle unità ritmiche delle canzoni antiche; partendo dalla memoria corale, scaturisce una riflessione più ampia sul modo in cui abitiamo e percepiamo lo spazio. <b>L’esperienza sensoriale del pubblico</b> si misura infatti con la ricerca degli artisti e, insieme, con lo spazio stesso che lo ospita.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>La ragione scientifica del progetto nasce da una coincidenza significativa di date. Il primo studio di ambiente di Costantino Nivola risale al 1968: è il <i>Modello per il monumento ad Antonio Gramsci,</i> eseguito nello stesso anno in cui Gianni Colombo espose il suo <i>Spazio elastico</i> alla Biennale di Venezia.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Ragionare sullo spazio in termini di attraversamento è ciò che Nivola negli anni Sessanta fece con i suoi monumenti orizzontali, come il progetto per Piazza Satta. Emergono così <b>tangenze fra maestri, nella costruzione e nelle traiettorie della luce che qualifica lo spazio.</b> «<i>Una luce che entra attraverso la finestra</i> – diceva Nivola – <i>per dissolvere l’oscurità persistente/ Dal mio tempio e prigione dell’intimità/ E i miei sogni ad occhi aperti</i>». Nella ricerca estetica di Nivola, la stanza assume il valore di una misura primaria dello spazio: non semplice ambiente architettonico, ma luogo costruito attorno alla nostra presenza. Lo spazio abitato diventa così nucleo essenziale della sua speculazione, un volume concepito per accogliere, definire e mettere in relazione l’uomo con ciò che lo circonda. Questa idea attraversa costantemente il suo lavoro, dove architettura, scultura e quotidianità si fondono in una visione profondamente umana dello spazio, reificandosi poi nei “teatrini”, basati su forme modulari, su rapporti matematici e proporzionali. In filigrana emerge anche una lieve tensione evocativa, capace di richiamare una sfera enigmatica e contemplativa. Le “scatole dei sogni”, i teatrini, esplorano dunque il nostro calarci in un interno, nella prospettiva che ci inghiotte, quali attori silenti di una rappresentazione orfana di copione, ma sospesa in un tempo che tradisce <b>il divenire nel modificarsi della luce.</b><span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>La riflessione di Colombo si apre, a sua volta, al tema dell’esperienza. «<i>Ho pensato di lavorare più sulle condizioni dello stato di equilibrio, di sensazione e di rapporto con lo spazio dello spettatore</i> – diceva –<i> invece di dare forma a uno spettacolo visivo, complesso e di carattere scenografico […]. Cercavo la possibilità di inglobare questo tipo di sensazioni a livello di un’opera da fruire come un fattore emozionale e un fatto espressivo</i>». (Gianni Colombo, dattiloscritto, 1964/65). La ricostruzione in dimensione abitabile della <i>Stanza dei sogni, </i>in dialogo con lo <i>Spazio elastico </i>di Colombo, produce un passaggio di esperienze percettive, fra spaesamento, coordinate mutevoli e fughe illusionistiche.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>In relazione ad esse, la <b>terza stanza è studiata per accogliere la memoria collettiva, </b>in una azione di cittadinanza attiva, che trasforma lo spazio da contenitore neutro a <b>pensatoio, </b>a dispositivo di raccolta dei ricordi, attraverso linguaggi diversi, voci, sguardi, scrittura, immagini, gesto minimale ma cruciale per la formazione di un archivio che verrà, a tutti gli effetti, custodito dal museo. Il <i>L</i><i>avatoio</i> si fa luogo di incontro e scambio, dove memoria, arte e comunità si intrecciano in una nuova esperienza condivisa.</p>
<p>Evento collaterale<br />
<b>Omaggio a Grazia Deledda<br />
</b><i>Museo,</i> 24 luglio – 20 settembre</p>
<p>A cento anni dal Premio Nobel conferito a Grazia Deledda, il Museo accoglie nelle sale della collezione permanente la scultura in bronzo realizzata da Costantino Nivola a metà degli anni Settanta in omaggio alla grande scrittrice nuorese. L&#8217;opera, concessa in prestito dal Banco di Sardegna, sarà esposta in parallelo con la mostra estiva, nel nuovo spazio del lucernario.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>Sponsor istituzionali<br />
</b>Regione Autonoma della Sardegna, Comune di Orani, Provincia di Nuoro</p>
<p><b>Principale sostenitore<br />
</b>Fondazione di Sardegna</p>
<p><b>Si ringraziano<br />
</b>Archivio Gianni Colombo<br />
Vittoria Soddu<br />
Sardegna Film Commission<br />
Proloco Orani<br />
Angelino Mereu<b><br />
</b>Cantine Autori del vino</p>
<p><b>Realizzazione allestimento<span class="Apple-converted-space"><br />
</span></b>Artigianato &amp; Design di Pietro Fois</p>
<p><b>Progetto grafico<br />
</b>Leonardo Sonnoli</p>
<p><b>Stampa<br />
</b>Bioazione di Fabio Mila</p>
<p><b>Ufficio stampa Museo Nivola<br />
</b><b>Anna Defrancesco comunicazione</b><br />
<a href="http://annadefrancesco.com/">annadefrancesco.com</a><br />
<a href="mailto:press@annadefrancesco.com">press@annadefrancesco.com</a>| M +39 352 0080279</p>
<p><i>Progetto grafico Studio Leonardo Sonnoli<br />
</i><i>Gianni Colombo,  Foto di Oliviero Toscani © Archivio Gianni Colombo, Milano</i><i></i></p>
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		<title>NIVOLA vis-à-vis</title>
		<link>https://museonivola.it/mostra-evento/nivola-vis-a-vis-con-il-suo-tempo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin_museo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 10:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2026]]></category>
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<p>Dopo l’importante ciclo di mostre concentrate su tre interpreti della scultura internazionale, Nathalie Du Pasquier, Mona Hatoum e Hannah Levy, il museo Nivola, dedicato alla figura e all’opera di un maestro del Novecento italiano, Costantino Nivola (1911-1988), torna a indagare aspetti ancora inediti della sua ricerca, legandola al tempo che ha attraversato, alle tendenze che ha abbracciato, ai nomi di altri artisti che hanno, realmente o idealmente, intrecciato il proprio percorso con il suo.</p>
<p>Curato dalla direttrice artistica Chiara Gatti, con il supporto del Comitato Scientifico, il programma dell’estate e dell’autunno 2026 metterà in dialogo Nivola con figure cruciali nel panorama artistico dell’epoca, in un gioco di sguardi cui allude il titolo di tutto il progetto, vis-à-vis, ovvero incontri visivi intensi, fatti di relazioni effettive o di vicinanze ideali. Lo sguardo di Nivola incrocia qui ilvolto degli altri; quel volto specchio di storie personali e, insieme, specchio di chi lo osserva, in una logica di riflessi che il filosofo francese Emmanuel Lévinas definiva “epifania del volto”; il volto è<br />
il luogo dove l’altro si manifesta e, nello sguardo vicendevole, si instaura l’autentica relazione.</p>
<p>«Da un confronto con Claire Nivola, figlia dell’artista e portavoce della famiglia – dice la direttrice Chiara Gatti – è nata l’idea di lavorare sulle affinità elettive fra Nivola e i suoi contemporanei. Sarà fondamentale orchestrare il nuovo programma attorno alla sua figura, data la coincidenza con l’antologica che vedrà Nivola protagonista in autunno alla Triennale di Milano, occasione significativa per proporre ad Orani un ciclo di progetti eufonici».<br />
Ecco allora Nivola vis-à-vis con autori che ne hanno condiviso le tensioni e le visioni. Sullo sfondo di un secondo dopoguerra eccitato di intuizioni, il radicale rinnovamento dei media, in senso tecnico ma soprattutto espressivo, contagiò una flotta di “giovani avventurosi”, come li avrebbe definiti Guido Ballo, che sulla scia di Fontana, Burri o Tàpies, manipolavano la materia con gesto demiurgico, e ne aprivano le possibilità allo spazio, a una nuova dimensione dello spazio, popolato di altrettante nuove forme plastiche. Arte astratta, nucleare, spazialismo, concretismo disegnarono costellazioni di programmi segnati tutti dalla vocazione sperimentale, dall’aggiornamento dei mezzi espressivi e da una collaborazione spontanea fra fervide menti attive su fronti diversi, spinte a dialogare fra loro per la creazione – citando Fontana &#8211; di quella “sostanza luminosa e malleabile” che è l’arte stessa.</p>
<p><strong>Capitolo primo: STANZE</strong><br />
<strong>Nivola, Colombo e lo spazio intorno</strong><br />
Lavatoio 23 luglio – 25 ottobre<br />
Tre stanze, tre ambienti, tre luoghi da abitare col corpo. La Stanza dei sogni di Nivola, lo Spazio elastico di Gianni Colombo e la Stanza della memoria quale luogo di attivazione del ricordo collettivo. A cura di Chiara Gatti e Anna Pirisi, in collaborazione con l’Archivio Gianni Colombo di Milano, la mostra presenta una narrazione in tre momenti, in stanze tripartite, come nelle unità ritmiche delle canzoni antiche; partendo dalla memoria corale, scaturisce una riflessione più ampia sul modo in cui abitiamo e percepiamo lo spazio. L’esperienza sensoriale del pubblico si misura<br />
infatti con la ricerca degli artisti e, insieme, con lo spazio stesso che lo ospita.</p>
<p>La ragione scientifica: il primo studio di ambiente di Costantino Nivola risale al 1968: è il Modello per il monumento ad Antonio Gramsci, eseguito nello stesso anno in cui Gianni Colombo espose il suo Spazio elastico alla Biennale di Venezia.<br />
Ragionare sullo spazio in termini di attraversamento è ciò che Nivola negli anni Sessanta fece con i suoi monumenti orizzontali, come il progetto per Piazza Satta. Emergono così tangenze fra maestri, nella costruzione e nelle traiettorie della luce che qualifica lo spazio. «Una luce che entra attraverso la finestra – diceva Nivola – Per dissolvere l’oscurità persistente/ Dal mio tempio e prigione dell’intimità/ E i miei sogni ad occhi aperti». Nella ricerca estetica di Nivola, la stanza assume il valore di una misura primaria dello spazio: non semplice ambiente architettonico, ma<br />
luogo costruito attorno alla nostra presenza. Lo spazio abitato diventa così nucleo essenziale della sua speculazione, un volume pensato per accogliere, definire e mettere in relazione l’uomo con ciò che lo circonda. Questa idea attraversa costantemente il suo lavoro, dove architettura, scultura e dimensione quotidiana si fondono in una visione profondamente umana dello spazio, reificandosi poi nei “teatrini”, basati su forme modulari, su rapporti matematici e proporzionali. In filigrana emerge anche una lieve tensione evocativa, capace di richiamare una dimensione enigmatica e<br />
contemplativa. Le “scatole dei sogni”, i teatrini, esplorano dunque il nostro calarci in un interno, nella prospettiva che ci inghiotte, quali attori silenti di una rappresentazione orfana di copione, ma sospesa in un tempo che tradisce il divenire nel modificarsi della luce.<br />
La ricostruzione in dimensione abitabile della Stanza dei sogni, in dialogo con lo Spazio elastico di Colombo, produce un passaggio di esperienze percettive, fra spaesamento, coordinate mutevoli e prospettive illusionistiche: in relazione ad esse, la terza stanza è studiata per accogliere la memoria collettiva, in una azione di cittadinanza attiva, che trasforma lo spazio da contenitore neutro a pensatoio, a dispositivo di raccolta dei ricordi, attraverso linguaggi diversi, voci, sguardi, scrittura, immagini, gesto minimale ma cruciale per la formazione di un archivio che verrà, a tutti gli effetti,<br />
custodito dal museo. Il Lavatoio si fa luogo di incontro e scambio, dove memoria, arte e comunità si intrecciano in una nuova esperienza condivisa.</p>
<p><strong>Evento collaterale</strong><br />
<strong>Omaggio a Grazia Deledda</strong><br />
Museo, 23 luglio – 20 settembre<br />
A cento anni dal Premio Nobel conferito a Grazia Deledda, il Museo accoglie nelle sale della collezione permanente la scultura in bronzo realizzata da Costantino Nivola a metà degli anni Settanta in omaggio alla grande scrittrice nuorese. L&#8217;opera, concessa in prestito dal Banco di Sardegna, sarà esposta in parallelo con le mostre estive, nel nuovo spazio del lucernario.</p>
<p><strong>Capitolo secondo: LE RELAZIONI FRUTTUOSE</strong><br />
<strong>Ruth Guggenheim. Sculture leggere</strong><br />
Lavatoio e Museo 13 novembre 2026 – 21 marzo 2027<br />
In contemporanea con la grande mostra antologica dedicata a Costantino Nivola dalla Triennale di Milano, il museo di Orani accoglierà un progetto realizzato grazie a opere in parte inedite e appartenenti alla famiglia, utili per analizzare a fondo la figura di Ruth Guggenheim (classe 1917), moglie di Costantino Nivola. Anche Ruth, cresciuta nelle aule dell’ISIA di Monza, fu sperimentatrice visionaria, autrice di sculture-gioiello nate dalla precisione artigianale nella resa di veri e propri monili, proiettati poi nella dimensione formale dell’opera plastica. Il gioco di rimandi a tradizioni arcaiche o vernacolari, cela un connubio di retaggi, fra ornamenti dei nativi americani e gioielli rituali sardi, sublimati però nella composizione astratta, nell’estetica del teatrino o del mobile, che risente dell’esperienza di pioniere di riferimento, come Louise Nevelson, Marcelle Cahn o Claire Falkenstein. Un omaggio importante a una donna dell’astrazione, legata a Nivola<br />
ma altresì indipendente nella sua riflessione artistica. La mostra prevede inoltre una serie di ritratti, fra oli e disegni, di Ruth realizzati dal marito e mai esposti fino ad oggi.</p>
<p><strong>Nivola con Munari e Regina</strong><br />
Il Museo Nivola presenta un dialogo virtuoso, un incontro ravvicinato fra autori che hanno condiviso una stessa, intensa esperienza, sullo sfondo di una delle stagioni più fertili e sperimentali dell’arte italiana del secondo dopoguerra.<br />
Senza puntare a costruire una ricognizione esaustiva delle loro carriere, la mostra si concentra su un nucleo selezionato di opere e documenti che consentono di rileggere il dialogo tra i due artisti alla luce di alcune questioni attuali: la dissoluzione dei confini disciplinari, il rapporto tra arte e pedagogia, la dimensione ambientale dell&#8217;opera, il dialogo tra arte e industria, la costruzione di nuove forme di esperienza dello spazio. Molte intuizioni sviluppate da Munari e Regina tra la fine degli anni Quaranta e i primi anni Sessanta anticipano temi e sensibilità che attraversano oggi le pratiche artistiche contemporanee: l&#8217;opera come dispositivo aperto, la leggerezza come strategia progettuale, la modularità, la mobilità delle forme, la contaminazione tra linguaggi e la funzione sociale dell&#8217;arte. In questo senso la mostra, a cura di Lorenzo Giusti e Chiara Gatti, si inserisce naturalmente nel contesto del Museo Nivola. Non soltanto per le convergenze biografiche e<br />
culturali che legano i due artisti a Costantino Nivola, ma perché le loro ricerche condividono una stessa visione dell&#8217;arte come esperienza capace di trasformare lo spazio dell&#8217;abitare e contribuire alla costruzione di una sensibilità collettiva.<br />
Nivola, Munari e Regina parteciparono alla II Quadriennale d&#8217;Arte Nazionale di Roma nel 1935, momento di transizione chiave per la ricerca astratta italiana, seguito, a un anno di distanza, dalla Mostra Internazionale di Scenotecnica, cui presero parte tutti e tre con progetti diversi in occasione della VI Triennale di Milano del 1936. All’epoca, Nivola collaborò con Giuseppe Pagano e altri maestri, realizzando tempere e pitture murali per le quinte delle sale, mentre Regina espose costruzioni in lastre di metallo, scenoplastici in 3D. La scomposizione della forma indagata da<br />
Munari e Regina distingue i rilievi coevi di Nivola che condivide con i colleghi la pratica del costruire e la disciplina del progetto. Nivola, che nel 1954 fondò il Design Workshop della Università di Harvard, introducendo una didattica basata sull&#8217;eredità del Bauhaus e la sperimentazione libera, conosceva a fondo il concetto di spazio totale, di esperienza estetica dentro i luoghi dell&#8217;abitare, dell&#8217;emozione plastica generata dalla “sintesi delle arti”. Munari, nel 1967, ereditò la sua cattedra ad Harvard, dove fu invitato per un semestre a tenere lezioni sugli stessi temi.<br />
Pur nella dimensione raccolta, il progetto ambisce a inserirsi all&#8217;interno di una riflessione sul significato contemporaneo delle avanguardie del secondo dopoguerra. Accanto al contributo storico critico di Nicoletta Boschiero, membro del comitato scientifico del museo, verranno raccolte voci, pensieri e prospettive di curatori, direttori di museo, studiosi e artisti provenienti da diversi contesti geografici, chiamati a interrogarsi su quali aspetti di tali ricerche appaiono oggi ancora aperti, necessari e produttivi.</p>
<p><strong>Capitolo terzo: CORRISPONDENZE</strong><br />
<strong>Lacci \ Orani 6X6</strong><br />
Museo 13 novembre – 21 marzo 2027<br />
In autunno, il Museo Nivola ripenserà e presenterà al pubblico il nuovo allestimento della collezione permanente che, soggetta a un movimentazione dovuta alla grande mostra in omaggio a Costantino Nivola prevista per novembre alla Triennale di Milano (curata da Cecilia Alemani), dovrà essere ricalibrata nel percorso e nei contenuti sulla base delle opere che resteranno in loco.<br />
Sarà occasione preziosa per indagare il patrimonio custodito nei depositi, valorizzare opere a oggi non esposte, accogliere altre donazioni da parte degli eredi e creare nuove connessioni e narrazioni fra gli esemplari conosciuti, con affondi inattesi. A distanza di quasi quindici anni dall’ultimo allestimento stabile della raccolta, il museo necessita di uno studio aggiornato delle sezioni che, realizzato a cura dello staff, con la consulenza dell’architetto Alessandro Floris e del designer Leonardo Sonnoli, offrirà al visitatore un taglio diverso e proposte di approfondimento tese ad analizzare i passaggi sottili fra le tecniche e i linguaggi sperimentati da Nivola, compresa la fotografia, al centro di una sezione collaterale – una mostra nella mostra &#8211; che, grazie alla collaborazione dell’Archivio Ilisso, esporrà al pubblico per la prima volta un ricco ciclo di immagini scattate da Nivola fra le vie di Orani, nel cuore del paese, fra la gente e gli angoli<br />
nascosti, la collina e la monumentalità algida della cava di talco.</p>
<p><strong>Evento collaterale</strong><br />
<strong>Giammarco Cugusi_Ritratto di comunità: Orani</strong><br />
Residenza e laboratorio ottobre-novembre<br />
Il progetto si sviluppa in forma partecipativa. L’artista attraversa il paese, ascolta storie, raccoglie parole e apre spazi di confronto. A chi desidera prendere parte al progetto viene chiesto di donare un bicchiere della propria casa: un oggetto quotidiano, carico di presenza, memoria e affetti. Su ciascun bicchiere viene incisa una parola scelta dalla persona che dona l’oggetto, a partire dall’incontro e dallo scambio attivato nel dialogo con l’artista. Può essere un frammento di sé, una traccia che restituisce l’unicità della persona all’interno della comunità, oppure una parola capace di raccontare ciò che la comunità rappresenta per lei/lui. I bicchieri raccolti vengono poi disposti in una grande tavolata collettiva. L’installazione si configura come una costellazione di voci: una geografia silenziosa ma tangibile, in cui ogni elemento custodisce una storia. Le incisioni si offrono come solchi, come tracce — quasi fossero un vinile collettivo capace di trattenere e restituire memoria. Nel giorno conclusivo, la tavola si attiva attraverso un brindisi aperto a tutti. Ognuno, dopo aver partecipato, prende con sé il bicchiere utilizzato (non il proprio) e lo porta via. In questo gesto semplice e poetico si compie lo scambio: ciascuno si prende cura di un frammento dell’altro, anche senza conoscerne l’origine.</p>
<p>Grafica a cura di Leonardo Sonnoli</p>
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		<title>Proroga della mostra Bona de Mandiargues. Rifare il mondo</title>
		<link>https://museonivola.it/mostra-evento/proroga-della-mostra-bona-de-mandiargues-rifare-il-mondo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin_museo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jan 2024 17:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bona de Mandiargues]]></category>
		<category><![CDATA[Bona De Pisis]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Museo Nivola  annuncia la proroga della mostra “Bona de Mandiargues. Rifare il mondo” fino a domenica 3 marzo 2024. Il progetto espositivo, a cura di Giuliana Altea, Antonella Camarda, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://museonivola.it/mostra-evento/proroga-della-mostra-bona-de-mandiargues-rifare-il-mondo/">Proroga della mostra Bona de Mandiargues. Rifare il mondo</a> proviene da <a href="https://museonivola.it">Museo Nivola</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Il <strong>Museo Nivola  </strong>annuncia la proroga della mostra “<strong>Bona de Mandiargues. Rifare il mondo</strong>” fino a <strong>domenica 3 marzo 2024</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il progetto espositivo, a cura di Giuliana Altea, Antonella Camarda, Luca Cheri e Caterina Ghisu, promosso dalla Fondazione di Sardegna attraverso il programma AR/S Arte condivisa, ricostruisce per la prima volta, basandosi su estese ricerche d’archivio, l’itinerario dell’artista attraverso 71 opere realizzate tra il 1950 e il 1997, provenienti dalla collezione degli eredi e da numerose raccolte pubbliche e private.</p>
<p style="font-weight: 400;">“<em>Siamo orgogliosi</em> – afferma il direttore Luca Cheri &#8211; <em>che la riscoperta di Bona de Mandiargues parta dal Museo Nivola. Il successo dell’esposizione dimostra quanto l’opera di Bona sia ancora oggi capace di sorprendere e affascinare. La mostra è un vero e proprio viaggio inaspettato in un universo creativo che lascia le visitatrici e i visitatori meravigliati per la sua originalità e la sua potenza</em>”.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il percorso espositivo prende l’avvio da un gruppo di preziosi dipinti che segnano l’avvicinamento di Bona de Mandiargues all’immaginario surrealista, e prosegue con una selezione di paesaggi infuocati del 1955-56, influenzati da un viaggio che l’artista compì nell’Alto Egitto. Si continua con le opere astratte e materiche della seconda metà degli anni cinquanta, fino ai primi sessanta, quando l’artista incontra la cultura messicana e aggiunge nuovi elementi al suo immaginario. Mentre il ricordo della pittura metafisica riemerge e connota le opere degli anni settanta, con omaggi a De Chirico, Savinio e Magritte. Nel decennio successivo, in linea con le tendenze del periodo, si registra un ritorno ancora più marcato alla pittura. La maturità piena dell’artista vede un ulteriore sviluppo dei filoni di ricerca già avviati, mentre si intensifica la presenza dell’immagine simbolo della lumaca e quella del tema del ritratto e dell’autoritratto. Quest’ultimo, centrale nella sua ricerca, reca, tra le opere in mostra, diversi importanti esempi: dal piccolo e aggraziato autoritratto giovanile a quello <em>flamboyant </em>del 1968, al volto ieratico e stilizzato di <em>Bona à Mexico</em> del 1991, fino a quello del 1994 che mostra il volto di Bona moltiplicato e scomposto in dettagli, specchio della continua tensione, nell’opera dell’artista, tra la frammentazione del soggetto e la sua affermazione.</p>
<p style="font-weight: 400;">Oltre alla mostra e alla collezione permanente, il calendario del Museo Nivola è fitto di appuntamenti per grandi e piccoli, mentre proseguono i lavori per la nuova area accoglienza, il parco di scultura e il padiglione destinato alle residenze artistiche, per un museo sempre più bello, accessibile e inclusivo.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il programma espositivo proseguirà con la prima personale in un’istituzione italiana dell’artista Siro Cugusi (1980), a cura di Luca Cheri e Camilla Mattola (inaugurazione il 30 marzo). Artista squisitamente dedito alla pittura, Cugusi realizza grandi tele di ascendenza surrealista, in cui ricordi della pittura rinascimentale e echi modernisti si fondono in paesaggi onirici e inquietanti, popolati da figure al crocevia tra botanica, geologia, zoologia e meccanica, e dove l’elemento antropomorfo fa capolino, mimetizzato e trasfigurato, o a volte solo evocato, dal colore e dalla forma.</p>
<p style="font-weight: 400;">Tra le rassegne extra-muros, a partire dal 2 marzo, la mostra <em>L’Onda Nuragica. Arte, Artigianato e Design alla prova della preistoria</em> al Padiglione Tavolara di Sassari, curata da Giuliana Altea, Antonella Camarda e Luca Cheri che esplora l’impatto della cultura nuragica, l’antica civilità dei Sardi, nell’arte, nel design, nell’artigianato del Novecento e nella cultura popolare e nei mass media contemporanei.</p>
<p>A fine giugno 2024 sarà la volta al Museo Nivola della personale di Nairy Baghramian (1971), vincitrice del Premio Nivola 2023. Per gli spazi del museo, Baghramian, fra le più acclamate scultrici contemporanee internazionali, realizzerà un progetto site-specific che, attraverso forme, materiali e relazioni, celebrerà lo spirito collaborativo di Costantino Nivola e l’unicità di un luogo magico come il Museo Nivola, avamposto della cultura contemporanea e spazio di condivisione nel cuore del Mediterraneo</p>
<p>L'articolo <a href="https://museonivola.it/mostra-evento/proroga-della-mostra-bona-de-mandiargues-rifare-il-mondo/">Proroga della mostra Bona de Mandiargues. Rifare il mondo</a> proviene da <a href="https://museonivola.it">Museo Nivola</a>.</p>
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